La legge del ‘tutto subito’ lasciamola agli altri

La legge del ‘tutto subito’ lasciamola agli altri

C’è delusione, c’è amarezza, c’è anche dispiacere. Sinceramente non mi sarei aspettato un Bologna così “poco”: poco convinto, poco determinato, poco costruttivo, poco dinamico, poco attento anche alle piccole cose e ai dettagli. È stato allo stesso tempo un Bologna che è mancato “molto”: molto assente sui novanta minuti, molto rassegnato, molto preoccupato di non prenderle, molto chiuso nella sua metà campo. Ne abbiamo viste (purtroppo) diverse di partite come quella di domenica, ricordo su tutte quella contro la Viola dell’andata, oppure quella contro l’Atalanta, o con l’Udinese o con la Lazio al Dall’Ara qualche settimana fa. Mi ero però illuso che le due vittorie consecutive contro Sassuolo e Chievo, per come erano venute e per la carica che avevano portato, avessero potuto essere anche una medicina all’encefalogramma piatto dei rossoblu in alcune gare. Ma a quanto pare mi sbagliavo di grosso, e domenica abbiamo visto una gara che non ha mostrato (ribadisco, purtroppo) nulla di diverso rispetto ad altre. Non so nemmeno quanto abbia senso discutere di moduli, di 3-5-2 o di 4-3-3. Fermo restando che con gli interpreti che si avevano a disposizione il ritorno al 4-3-3 non sarebbe stata una follia, avere giocato con la difesa a 3 è significato dare continuità a quanto di buono si era visto due settimane fa. Una teoria che può avere anche una sua logica e che non mi sento di criticare. Da mettere in discussione, però, c’è altro: ci sono le (non) prestazioni della maggior parte dei giocatori in maglia gialla e il modo in cui questa gara si è affrontata. Sempre in ritardo in fase difensiva, incapaci di leggere le situazioni che creava la Fiorentina e incapaci di opporsi con grinta e aggressività alle giocate dei vari Kalinic, Ilicic e Borja Valero. Nulli in mezzo al campo, dove è mancata sia la fase di interdizione che la fase di proposizione offensiva, cosa che non può essere accettabile quando si ha un centrocampo così folto, che dovrebbe essere la chiave del gioco rossoblu. E male anche davanti, dove non si è mai riusciti a tirare in porta, dove non si è creato nulla, dove a parte il colpo di testa finito fuori di Maietta non c’è nulla da ricordare. È vero che a Verdi e Destro non è arrivato nemmeno un pallone giocabile, ma diciamo che loro due non hanno fatto i salti mortali per venirseli a prendere, questi palloni, per cercare di essere un po’ più all’interno della manovra.

Chiuso il capitolo riferito alla gara di domenica, ieri c’è stata l’inaugurazione della nuova ala del centro tecnico di Casteldebole. Saputo ha rilasciato una lunga intervista nella quale ha parlato di tutto, di mercato, del momento, e dell’innovazione portata a Casteldebole. C’è stato il i discorso su Blerim Dzemaili e sul fatto che andrà via solo quando il Bologna avrà raggiunto il suo obiettivo, il discorso legato agli investimenti per il mercato dei prossimi anni e qualche anticipazione su quanto accadrà questa estate. Discorsi che riguardano l’attualità, ma dei quali presto ed in fretta ci dimenticheremo. Quando ha parlato invece di centro tecnico, il Chairman ha colto nel segno: “Il centro tecnico è la base per la crescita del club”, come ha titolato anche il sito del Bologna nel riassumerne i concetti che sono stati espressi. Di sicuro questa “costruzione” non scalda i cuori dei tifosi come un 3-0 secco alla Juve, non fa venti gol in campionato né equivale ad una cavalcata verso l’ottavo posto. No, non fa tutto questo, ma fa molto di più. Il centro tecnico rifatto e ricreato è la base di qualcosa di più grande, dal quale dovrà passare la crescita del Bologna. I 3-0 alla Juve arriveranno, i giocatori da 25 gol a stagione anche, così come le cavalcate che porteranno ben più in alto dell’ottavo posto in classifica. Bisogna avere pazienza, consci del fatto che qualcosa di grande prima o poi ci sarà. La legge del “tutto e subito”, lasciamola ad altri. Cerchiamo di avere fiducia in questa crescita e crediamoci. Seppur graduale, seppur non legata a successi nella prossima stagione, il futuro florido del Bologna passa anche da questo. C’è chi continua a dire che, più che per il centro, i soldi andrebbero investiti sulla squadra. Io la penso diversamente, ho un ottico diversa. Firmereste per passare stagioni altalenanti nelle quali si passa da gioie incontenibili a grandi delusioni? Beh, sinceramente no. Il centro tecnico è la base di tutto questo, della continuità per il futuro. Solo un giorno ci accorgeremo che questo investimento sarà stata la chiave di tante gioie. È anche attraverso questo che si cresce. Bisogna avere pazienza, e tanta fiducia. Io ne ho.

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