“Il rumore dei nemici”

“Il rumore dei nemici”

Una delle qualità migliori di José Mourinho, a detta di molti, è quella di fare scudo ai suoi giocatori. Ha la capacità di attirare su di sé tutte le attenzioni, a mo’ di parafulmine, isolando la propria squadra dal resto del mondo. Gli è stata utile per vincere tutto il vincibile (certo, anche allenare le più forti squadre al mondo gli è stato utile), perché saper proteggere lo spogliatoio dalle tormente mediatiche ti garantisce una serenità interna cardinale al conquista di un risultato. Mourinho però non si ferma qui, non si limita a difendere: i suoi attacchi sono falcidianti. E tra le tante uscite dettate puramente da un ego, diciamo così, non particolarmente ridotto, ci sono quelle che servono a raccontare una storia. Anzi, LA storia mourinhiana per eccellenza: siamo soli contro tutti.

A mente fredda, raccontato da uno che ha allenato squadre come Chelsea, Inter e Real Madrid può far scappar da ridere. Eppure ha funzionato, sempre. Serve a cementare il gruppo, che sentendosi attaccato da tutti i lati si unisce a testuggine legionaria e vallo te a perforare (dalla teoria alla pratica: Barcellona-Inter, 28 aprile 2010). Serve a indirizzarlo su un obiettivo comune, che gli altri, con le buone e con le cattive, non gli vogliono far conquistare. Gli altri, che non sono avversari bensì “nemici”. José sente il loro rumore, e gode nel sentirlo: venite, siamo pronti ad affrontarvi.

I nemici del Bologna, fino a venerdì sera, si vedevano solamente specchiandosi. Inspiegabili molte partite, molti risultati, molti atteggiamenti. Una squadra con delle colpe precise, spesso spaesata e sempre inefficace. Venerdì al San Nicola è successo qualcosa di diverso, e qualcosa di diverso lo si è visto pure. Dopo qualche sbavatura iniziale, i rossoblù hanno preso in mano la partita e l’hanno dominata, passando meritatamente in vantaggio e sfiorando il raddoppio. Poi si è presentato Maresca, l’incapacità mimetizzata fluo, che si è erto a protagonista a dieci minuti dalla fine del primo tempo. Nonostante l’uomo in meno, nonostante il pareggio subìto, la trama della partita non è cambiata: era il Bologna a farla prima, è stato il Bologna a farla dopo. La miglior gara degli ultimi mesi.

Oggi la squadra è quarta, giustamente la promozione diretta non è più roba nostra. Ma questo Bologna aveva bisogno di uno shock, di un ceffone, e chissà che Maresca non sia arrivato là dove la società non se l’è sentita di arrivare. Mi piacerebbe sperare che adesso, il Bologna, senta “il rumore dei nemici” e sia finalmente pronto ad affrontarli come lo era all’andata. Mesi fa con la testa, oggi con la pancia e la rabbia. Lo scopriremo lunedì sera affrontando il Catania, la squadra dei rigori: non è ironico? No, non lo è: è solo l’occasione perfetta. L’ultima.

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