Il Modello Bologna

Il Modello Bologna

Il “Modello Udinese” è stato il Santo Graal di almeno dieci anni di storia del Bologna, grossomodo dalla fine degli anni Novanta al ritorno in Serie A con Arrigoni in panchina. Sacro Graal ma, anche, un modo eccellente per dare aria alla bocca. Forse, visto che siamo in estate, “tormentone” è la parola giusta. Quando nelle spiagge della Riviera imperversava Chihuahua del desaparecido (grazie al cielo) Dj Bobo, a Bologna si abbaiava di Modello Udinese. Mentre Valeria Rossi chiedeva Tre Parole, noi ne dicevamo solamente due: Modello Udinese. Giusy Ferreri gridava disperata di non scordarsi mai di lei? A Bologna si battevano i pugni sul tavolo, impotenti, urlando “Modello Udinese!”.

Ma, proprio come ogni tormentone musicale che si rispetti, il Modello Udinese diventava puntualmente un’eco lontana nel momento in cui dalle spiagge si tornava all’asfalto e, di seguito, ai prati degli stadi italiani. Ci si rendeva conto che anche in quei tre mesi dall’Udinese al massimo si era preso in prestito un promettentissimo centrale difensivo azteco sedicenne, chiaramente senza diritto di riscatto, nell’ultimo giorno di un calciomercato condotto col cappello in mano e magari qualche buona idea tirata per i capelli.

Unica eccezione l’estate 2010, quando Carmine Longo provò ad abbozzare quel dannato Modello Udinese sotto le Due Torri. Arrivò un gruppo di giocatori interessanti, tuttavia la memorabile gestione Porcedda ebbe qualche problemino di liquidità e la storia prese una piega infausta. La successiva proprietà da quel parco giocatori ricavò comunque un discreto tesoretto, bruciato senza creare il ricircolo di uomini fondamentale per dare continuità.

Oggi però siamo di fronte a una porta che si apre su scenari mai visti prima da queste parti, e in cui con della competenza e, chiaramente, una base economica decente, si potrebbe dare vita a un nuovo modello, il “Modello Bologna”. Che, in sostanza, sarebbe il Modello Udinese. Ma con più soldi.

Fare della poesia non serve: col portafoglio gonfio si fa, tendenzialmente, più strada. Poi l’equazione denaro uguale successo non è una costante, ma soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale si può pensare in grande. E non solo per la Prima Squadra, ma anche per tutti i livelli giovanili, sia in ragazzi sia in strutture. Dare vita a un apparato in grado di mantenersi da solo è praticamente impossibile, ma per una piazza come Bologna sarebbe l’ideale, e nei prossimi anni dovrebbe essere un obiettivo al quale avvicinarsi il più possibile. Serve competenza, serve intelligenza, e la disponibilità economica attuale aiuterebbe a velocizzare i tempi.

Così che poi magari tra qualche estate, mentre un tifoso del Pizzighettone (salito clamorosamente in Serie A) in spiaggia ascolta l’irresistibile canzone di un dj aborigeno, si trova a sognare il Modello Bologna. Magari.

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