Il mecenatismo è tramontato

Il mecenatismo è tramontato

Per esaminare l’attuale situazione sportiva societaria del Bologna, non si può prescindere da alcune considerazioni sul recente passato. La società alla fine del 2010 era virtualmente fallita e ciò avrebbe inevitabilmente comportato la scomparsa dei colori rossoblù. Solo una fortunata serie di circostanze e la bravura e la tenacia di Giovanni Consorte sono riuscite a creare un gruppo che con risorse limitate ha salvato la società, evitato la retrocessione e, nel campionato successivo, realizzato 51 punti, regalando ai tifosi significative vittorie e bel gioco.

Purtroppo,  con un tipico masochismo  alla bolognese, all’indomani del salvataggio si è riusciti nella difficile impresa di perdere subito il sostegno del socio-tifoso Massimo Zanetti, che era la personalità di riferimento dell’intero gruppo, senza il quale sicuramente tanti altri personaggi non si sarebbero decisi ad aderire all’iniziativa. Oltre a Zanetti, per diversi motivi, altri soci importanti sono successivamente usciti ed attualmente il gruppo è costituito da un numero limitato di persone, con limitate risorse. Pertanto quando alla stadio si alzano cori offensivi contro la dirigenza, occorre sempre ricordare i risultati ottenuti da queste persone a scapito di tutto, delle passività pregresse e degli spaventosi costi di gestione. A riprova di quanto sopra è conclamato, l’aumento di capitale, di recente deliberato, serve unicamente per coprire i costi  fino alla fine del campionato, con buona pace di tutti coloro che si aspettano un mercato di gennaio scoppiettante. L’aumento stesso non si sà, a tutt’oggi, se e da chi verrà sottoscritto e versato.

Detto delle  limitate risorse economiche della società, la inevitabile critica è per come queste vengano male impiegate. Io resto esterrefatto per il perpetrarsi nel tempo dei medesimi errori da parte dei dirigenti rossoblù. Non sono bastati i contratti  quadriennali ai vari Zenoni, Mutarelli, Pisanu: a Bologna perseveriamo imperterriti a fare contratti pluriennali a giocatori anziani , che vengono a trascorrere un tranquillo finale di carriera, senza stimoli e senza la necessaria volontà di emergere.

Visto che non si può obbligare nessuno a rovinarsi per il calcio, l’unica possibilità di sopravvivere per il Bologna è una gestione virtuosa, basata sui giovani da lanciare e da vendere. Alla ossatura della squadra, costituita dai senatori e già esistente, si dovranno affiancare o giocatori del vivaio, o giovani prospetti pescati con parsimonia e discernimento. E’ mai possibile rinunciare per pochi spiccioli a Belfodil, per fare onerosi contratti a giocatori che neanche scendono in campo?  Gli esempi di Curci e Natali sono emblematici: giocatori non più giovani,  che non giocavano nelle loro squadre, che già a Sestola erano in precarie condizioni fisiche, per i quali quest’anno spendiamo moltissimo e che avrebbero potuto essere tranquillamente sostituiti da giovani già in organico, con risparmio di costi e possibilità di crescita per questi ultimi.

Rimango spesso colpito dai giovani giocatori di colore dal fisico possente e dai nomi sconosciuti, che militano nelle squadre avversarie, che sicuramente guadagnano di meno di tanti dei nostri che non vedono mai il campo. Oltretutto i nostri dirigenti, oltre che in entrata, sono poco efficienti anche in uscita, perché non riescono a sfoltire l’organico troppo numeroso e costoso, come peraltro ha più volte fatto notare Pioli. Personalmente non so di quali nefandezze si sia macchiato Bagni, ma più volte mi è sorto il dubbio che sia stato giubilato troppo in fretta, in quanto era un direttore sportivo che sicuramente aveva idee moderne, relazioni e nomi di giovani imteressanti nel taccuino.

Il futuro? La società ha buone potenzialità, ricavi importanti, tifosi pazienti ed appassionati, un passato glorioso,  dei buoni giocatori e dei giovani promettenti (basilare il rinnovo a Perez). Per quanto concerne la gestione economica e tecnica, poiché le iniziative immobiliari servono solo a fare arrabbiare le tifoserie e non risanano le società, in questi anni tra calcio e basket ne abbiamo avuto ampiamente la conferma, occorre comunque  dare un significativo taglio alla spese e migliorare  l’utilizzo delle poche risorse disponibili. E questa gestione virtuosa va perseguita in ogni caso, a prescindere dalla composizione delle compagine sociale, in quanto almeno in Italia mi sembra definitivamente e giustamente tramontata l’epoca dei presidenti mecenati e spendaccioni.

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