Il fantasma delle occasioni perdute

Il fantasma delle occasioni perdute

“L’ha fischiato davvero”

“Non ci credo”

“Neanche io”

“Dopo otto mesi”

“Un rigore”

“Chi tira?”

“Acquafresca. È carico, guarda com’è carico”

“Personalità”

“Otto mesi!”

“È la svolta di Rossi”

“Ti prego”

“Dai”

“Me lo sento”

“Cosa?”

– fischio dell’arbitro –

– inserire improperi a piacere –

Ci saranno stati centinaia di dialoghi come questo intorno alle quattro e venticinque di ieri, quando Gavillucci è diventato l’uomo più papabile come successore di Merola sulla poltrona di sindaco. Era da Perugia, prima giornata di campionato, che al Bologna non veniva assegnato un calcio di rigore: un’eternità. Il pallone se l’è preso subito il giocatore che il penalty se l’era guadagnato, e che in quei diciotto minuti della ripresa aveva mostrato una verve totalmente assente nei compagni di reparto. La trasformazione però è stata bruttina, angolata ma debole. Un piattone intimorito, che Frattali ha intuito e respinto. Alla fine gira tutta attorno a questo episodio la partita del Bologna, un pareggio che lascia quindi molti rimpianti. Perché le altre due hanno pareggiato pure loro, e avresti potuto riaccendere una fiammella di speranza per la promozione diretta, e perché una vittoria al debutto di Rossi avrebbe buttato un po’ di morale addosso a questa squadra.

Purtroppo, invece, quel tafazzismo che aveva contraddistinto l’intera prima parte di stagione si è riproposto ieri pomeriggio, facendo tornare alla memoria tutte le chance buttate da questa squadra nel corso dei mesi. Chiavari, Livorno, Carpi, Brescia, Spezia, Catania, ad esempio. Tutte partite del girone d’andata, contraddistintesi per recuperi impossibili (subiti, ovviamente) o mancanza di cinismo – nel girone di ritorno il percorso del Bologna è stato molto più lineare, invece, spesso con vittorie risicate e sconfitte meritate. Queste cose si pagano, è giusto che si paghino, e infatti i rossoblù restano quarti. I playoff sono sempre più vicini, non godere del fattore campo in tutte le sfide può essere uno stimolo ma, per il Bologna insicuro di adesso, anche un fattore ansiogeno.

E Rossi? Schierata obbligatoriamente la difesa a quattro, ha scelto una punta di movimento da affiancare a Mancosu, l’unica disponibile vista l’assenza (pesantissima, anche in ottica rigore) di Sansone. Una scelta rinnegata all’intervallo, quando ha inserito Acquafresca e, soprattutto, messo dentro Matuzalem avanzando Krsticic. Il Bologna a quel punto ha cambiato pelle, il tecnico deve aver toccato anche le corde giuste negli spogliatoi. Quattro occasioni limpide per segnare, di cui una sfruttata, e un assalto proseguito fino al penalty. A quel punto, però, tutto finito, non solo per stanchezza. Fosse riuscito a continuare su quei livelli, il Bologna questa partita l’avrebbe portata a casa. Ci lavorerà su, Rossi: eventuali occasioni perdute d’ora in avanti peseranno sempre di più.

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