Il DS è un’incognita, ma adesso bisogna chiudere bene la stagione

Il DS è un’incognita, ma adesso bisogna chiudere bene la stagione

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Sembra davvero che l’avventura in rossoblù di Corvino stia per terminare con largo anticipo rispetto a quanto stabilito (altri due anni di contratto). Tante voci e mezze verità si sono susseguite in questi giorni, frenetici, riguardo questa delicata tematica: un paradosso riscontrare tali problematiche proprio nel bel mezzo di una stagione così soddisfacente, considerando anche la difficile partenza.

Ogni rosa ha le proprie spine e sarebbe un errore sottovalutare la questione che si è venuta a creare, se non altro perché era assolutamente possibile farsi trovare pronti e pianificare con ampio margine la stagione successiva. Inutile dire che in questo momento tutto si è arenato con una semplicità disarmante e l’uscita del direttore salentino ha azzerato varie ipotesi e piste potenzialmente concrete. Inutile dire anche che al netto dei risultati, non solo sportivi, la permanenza di Pantaleo Corvino sotto le Due Torri è stata contornata da molte più luci che ombre: una promozione dalla Serie B alla Serie A condivisa con Fusco (a cui vanno meriti immensi) e impreziosita dall’acquisto di pedine fondamentali nell’economia del passaggio di categoria come Sansone, Da Costa e Gastaldello, senza contare la costruzione di una rosa già da subito adatta ad un percorso di profilo superiore alla media delle neo promosse nella massima serie e una patrimonializzazione mai vista in tempi recenti. Alla luce dei risultati acquisiti potrebbe apparire come una follia liberarsi in maniera consensuale di uno dei maggiori artefici della rinascita sportiva felsinea, ma la non presa di posizione di Saputo è indicativa così come lo stra potere conferito a Fenucci non lascia spazio ad interpretazioni.

Per come la vedo io, Corvino continua ad essere uno dei migliori direttori sportivi in assoluto, oltre che una persona assolutamente di spessore e disponibilissima, qualità assai rara nel calcio moderno in cui anche gli agenti di calciatori modesti pensano e si atteggiano come il Mino Raiola di turno. E’ però altrettanto palese ai miei occhi che se il successore dovesse essere uno tra Sabatini (la sua situazione ricalca quella del nostro attuale direttore) o Padré, il Bologna cascherebbe ugualmente in piedi e non subirebbe il contraccolpo dovuto ad un addio pesante. Lo dicono i risultati sportivi, inequivocabili, ottenuti dai due direttori sportivi e gli innumerevoli colpi effettuati e giovani scoperti. Poi deve essere accompagnato da tutto ciò che non si vede in rosa, nei tabellini o nelle statistiche: ossia la gestione del quotidiano.

Perdere tempo sarebbe deleterio e doppiamente beffardo, programmare concretamente la prossima stagione in largo anticipo permette vantaggi non indifferenti specialmente nei confronti di quelle squadre pericolanti anche dal punto di vista societario. L’incognita è viva, ma la società non si può permettere di subire certe illazioni riguardo un ambiente sportivo turbato dalle vicende societarie, attualmente la priorità è ancora rappresentata dalla stagione in corso e non potrebbe essere il contrario: la marcia interrotta bruscamente deve riprendere vigore, la sosta capita in un momento propizio per tirare un po’ il fiato e ricaricare le pile della mente, fisiologicamente scariche dopo una cavalcata trionfale e da prime pagine. Il gruppo è unito e Donadoni non permetterà ulteriori cali di tensione, consapevole del fatto che il ritmo impresso dal suo arrivo ero troppo elevato per durare fino al termine del campionato: il calendario sorride e mantenere la nona piazza, anche per fattori economici, deve diventare il reale obiettivo di stagione.

D’altrone una società che vuole puntare all’Europa non può permettere finali di stagione già visti a Bologna, alla Malesani tanto per intenderci.

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