Il cammino è quello giusto: a Torino per dare continuità (aspettando il mercato di gennaio)

Il cammino è quello giusto: a Torino per dare continuità (aspettando il mercato di gennaio)

Continuità, pietra fondamentale su cui costruire il cammino della squadra rossoblù. Complice anche una classifica particolarmente corta, guadagnare punti in trasferta potrebbe rappresentare il miglior biglietto da visita per il mercato di gennaio.

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Quel momento in cui segni alla tua ex squadra, ma a te non importa, tu sei Mattia Destro.

Scherzi a parte, è sempre bello quando l’istinto prende il sopravvento sulla parte razionale e diplomatica nel mondo del calcio: troppa finzione, troppo buonismo che poi alla fine conta poco o niente. Segni e festeggi con i tuoi tifosi, quelli che hanno continuato a supportarti anche nei momenti più infelici, quelli che quando la rete si gonfia finiscono la voce invocando il tuo cognome: impossibile non ascoltare la volontà del tuo cuore.

destro esulta

Un ottimo Bologna, ancora una volta. Una squadra di personalità, che sembra aver abbandonato il possesso palla sterile simbolo dell’era Delio Rossi: più gioco in verticale, più velocità alla manovra e quindi più tiri verso la porta. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: reti contro l’Atalanta, due con Hellas e Roma, numeri mai visti da inizio campionato. La netta vittoria dei rossoblù ai danni dei bergamaschi ha fatto registrare un possesso palla inferiore rispetto all’avversario sconfitto, solo 45% per gli uomini di Donadoni, così come successo a Verona con una percentuale identica. Meno possesso di palla nella propria metà campo, meno staticità e aumento della capacità di aggredire alto l’avversario e recuperare palloni sanguinosi per le difese avversarie.

Merito anche – se non soprattutto – della crescita di Giaccherini: l’ex Juventus garantisce maggiore equilibrio nella transizione tra le due fasi di gioco, un collante di personalità tra centrocampo e attacco, un esterno in grando di prendersi le responsabilità di allargare il campo e dare respiro e ampiezza al gioco rossoblù. Qualità esposte in vetrina a cui bisognerà inevitabilmente dispensare continuità, in trasferta su un campo ostico come quello granata, al cospetto di un collettivo che è andato in crescendo costantemente negli ultimi anni grazie anche ad un mercato oculato, disputando e onorando al meglio la seconda competizione continentale. Torino come esempio, come modello di un percorso da intraprendere, un punto di arrivo e di partenza allo stesso tempo.

Attenzione, perché la squadra di Ventura nona in campionato, giustamente incensata e rispettata, dista solo 5 punti: sintomo di una classifica cortissima e di un torneo dai valori equilibrati nella fascia medio-bassa. Restare in scia dei granata rappresenta un’utopia? Quasi sicuramente, ma la squadra è in crescita e sarà destinata a continuare tale percorso. Obbligatorio, quindi, cercare di guadagnare punti in vista del mini break post-Napoli. I rossoblù, infatti, saranno chiamati ad affrontare in sequenza Genoa, a Genova, ed Empoli in casa: presentarsi con qualche punto aggiuntivo aiuterebbe sicuramente dal punto di vista mentale ad affrontare la doppia sfida salvezza.

Guai a dimenticarsi di quanto siano labili certi equilibri in determinate zone di classifica: una serie di risultati positivi significherebbero il miglior biglietto da visita di Corvino in fase di mercato. Obiettivi come Iturbe o Biabiany non potrebbero essere accessibili in situazioni di classifica quali quelle di Carpi o Hellas, allargando la suddetta forbice aumenterebbero anche le chance di portare sotto le Due Torri qualche giocatore in grado di fare la differenza già da gennaio. Il reparto che necessita un maggiore restyling è proprio quello avanzato: escluso il tridente titolare, le alternative latitano e convincono il giusto. Uno tra Mancosu e Acquafresca – più probabilmente il secondo – abbandonerà la truppa, mentre attualmente non esiste un’opzione valida sugli esterni, visto anche lo scarno minutaggio riservato a Falco. A proposito di Iturbe e Biabiany: l’ala giallorossa, nel caso in cui dovesse stazionare in panchina ancora a lungo, rappresenterebbe un colpo possibile ma solo a determinate condizioni, ossia quelle di inserire un diritto di riscatto a fine stagione. Il discorso legato all’ex Parma, che Donadoni conosce benissimo e stima profondamente, è sostanzialmente diverso: Mancini lo considera indispensabile per cambiare volto tattico alla propria squadra, nel caso in cui dovesse arrivare un altro esterno, la cessione dell’esterno francese ne diverrebbe la diretta conseguenza.

Dimostrare di essere cambiati attraverso la continuità di rendimento e risultati: lo strano paradosso che attanaglia il Bologna di Roberto Donadoni.

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