I rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli

I rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli

di Mario Giuliante

Ci sarebbe tanto da dire e tanto da scrivere sulla partita giocata tra Italia e Germania, ci sarebbe stata la voglia di condividere la foto dei muscoli di Balotelli (assente giustificato) per festeggiare la vittoria, la foto degli spaghetti e mandolino e chi ne ha più ne metta; ma non è stato così e il risultato brucia ancora, soprattutto per come è maturato. Giù il cappello per questa Nazionale: limitata a livello tecnico rispetto alle nazionali passate, ma con un cuore degno dell’orgoglio azzurro. Ai ragazzi e a Conte va il ringraziamento per aver, ancora una volta, fatto divertire e fatto vivere emozioni uniche sul divano, al bar, in compagnia, in piazza con la birra in mano e la mano sul petto durante l’inno; una Nazionale che merita rispetto. Alla vigilia dell’Europeo subito le prime critiche al Ct. azzurro per le convocazioni che hanno destato scalpore: elementi validi lasciati a casa per far spazio ad altri giocatori che sicuramente non hanno brillato e/o fatto parlar di se durante la stagione passata: la disfatta poteva essere dietro l’angolo. Invece, a discapito di qualsiasi previsione, il coraggio di Conte ha zittito e trasformato una nazione intera: Belgio, Svezia, Spagna, l’intoppo contro l’Irlanda del Nord, la richiesta di indossare tutti la maglia azzurra; a Conte, mattatore indiscusso di questo europeo, va il pregio di non aver deluso gli Italiani sugli spalti e davanti gli schermi, regalando emozioni. L’Antonio della Juve, degli scudetti da giocatore e da allenatore, di quello antipatico perché vincente e spavaldo, lascia la Nazionale commosso nella sua ultima conferenza stampa, parlando di un ritorno e non di un addio, lasciando un’eredità importante sulla quale ripartire e continuare a lavorare: il cuore ed il carattere.

Il carattere di Conte si è rispecchiato in pieno sul campo verso i giocatori che hanno tastato il prato verde: nei loro occhi si vedeva la voglia di lottare e vincere, dai giovani Darmian e De Sciglio, passando per i vari Eder, Pellè, Florenzi, Parolo fino ad arrivare ai veterani storici di questa nazionale ovvero Buffon, De Rossi e Barzagli. Dopo aver superato alla grande squadre di tutto rispetto e candidate alla vittoria finale, contro la Germania si sapeva che sarebbe stata dura. Alle assenze di Candreva e di un ritrovato De Rossi, Conte butta nella mischia Sturato inventandosi Parolo regista: quest’ultimo gioca una partita sontuosa, si dimostra uno dei migliori: il futuro della Nazionale passa sicuramente da lui. Il 3-5-2 si dimostra arma efficace contro il gioco tedesco: purtroppo alla prima disattenzione difensiva è arrivato il gol di Ozil. Però non si molla e il 3-5-2 diventa 3-4-3: rigore, Bonucci, gol e poi nuovamente 3-5-2. Un po’ per fortuna, un po’ per la voglia di Boateng di giocare a beach volley, l’Italia rimane attaccata alla partita e nonostante i crampi, il fastidio muscolare di Chiellini che stringe denti, la carica di Conte, le urla di Buffon si arriva ai rigori e qui, si sa, sia per i trascorsi storici, sia perché il destino può essere dalla tua parte oppure no, vince chi ne segna di più.

“I rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli”: questa frase potrebbe essere di consolazione per far sembrare la sconfitta meno amara. L’arrivare a decidere una partita ai rigori è forse la parte più bella di una partita, per come ci si arriva, con la tensione dei centoventi minuti trascorsi e poiché forse non esistono vie di mezzo: chi vince si trova in paradiso e gode in pieno delle vittoria; chi perde è deluso, amareggiato e sprofonda. Ma il calcio è di chi lo ama e se ami il calcio accetti le sue regole: Francia 98’, Euro 2000 contro l’Olanda, la notte di Berlino nel 2006, Polonia-Ucraina nel 2012 contro l’Inghilterra, quante volte abbiam gioito e quante volte no..però è cosi, prendere o lasciare. L’ultima considerazione va ai singoli giocatori che hanno mostrato un grande attaccamento alla maglia e questo rende meno amara la sconfitta. Testa sotto, lavoro duro e umiltà: l’hanno capito i veterani nonché i giovani mentre calciavano dal dischetto, con tutta la tensione addosso, rigore segnato o no. L’unica nota negativa rimane Graziano Pellè: partito da eroe torna a casa con la coda tra le gambe pagando, forse, la sua spavalderia: né Totti né Pirlo (che il cucchiaio l’hanno fatto per davvero) sono arrivati a tanto deridendo il portiere avversario. Hai ancora tanta strada da fare e tanto da dimostrare come giocatore: nonostante le scuse, il tifoso non dimentica errori di questo tipo; sta a te riscattarti e riconquistarli (vedi di Biagio nel 98’ e nel 2000). Ma si riparte da qui, dagli errori, dalle sconfitte, dalla voglia di fare bene, dai risultati inaspettati e dalle scelte che non convincono: si riparte da Giampiero Ventura e dalla Nazionale che verrà; si riparte dall’orgoglio azzurro, dalla voglia di vincere, con l’Italia nel cuore.

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