Gli effetti della “cura Donadoni”

Gli effetti della “cura Donadoni”

di Alessandro Reni

1 novembre 2015: il giorno in cui la rinascita rossoblù ha avuto inizio. Sembra quasi la didascalia di un film che sta per uscire al cinema, invece è la pura realtà. Si tratta di una data che certamente tutti i tifosi felsinei ricorderanno perché ha sancito il cambio di marcia della banda petroniana: da quel momento in poi il Bologna ha ottenuto la bellezza di ben tredici risultati utili, collezionando otto vittorie e cinque pareggi. L’artefice principale della ripresa bolognese ha un nome e un cognome: Roberto Donadoni. Ebbene sì, proprio lui. La stagione era cominciata nel peggiore dei modi quando alla guida di Destro e compagni c’era Delio Rossi, ma dal momento in cui sulla nostra panca siede il tecnico bergamasco il rendimento è cambiato notevolmente, lo stesso discorso vale per l’andamento a livello di punti conseguiti finora: a partire dalla gara contro l’Atalanta al Dall’Ara, giocatasi quel famoso primo novembre, gli uomini dell’ex allenatore di Parma, Napoli e Livorno ne hanno portati a casa addirittura ventinove, da aggiungere agli altri sei che la squadra del capoluogo emiliano ha guadagnato durante la breve permanenza in panchina di Rossi.

E’ vero che allenare un team da subentrante a stagione in corso può essere più semplice che farlo dalla preparazione pre-campionato (perché bisogna anche sottolineare che Rossi si è trovato a seguire per buona parte dell’estate un gruppo incompleto), dato che i giocatori iniziano ad essere più affiatati; lo è però altrettanto il fatto che Donadoni è riuscito a cambiare la mentalità dei suoi ragazzi, rendendoli maggiormente grintosi e motivati, il tutto grazie ad un metodo di lavoro serio ed efficace. Non è tutto: ha perfino “resuscitato” un Destro che fino a circa due mesi fa si trovava sempre al centro delle critiche, facendo in modo che il centravanti ascolano arrivasse a segnare otto gol, ovviamente sperando che ne arrivino ancora molti altri, quelli che bastano per garantirgli la convocazione agli Europei in Francia. Ha risaltato ancora di più il talento di Diawara e Donsah, ha ridato fiducia ad un Ferrari che in seguito al match perso contro l’Inter (quello che ha condotto al conseguente esonero di Rossi) era uscito dal campo ampiamente scosso e demoralizzato, e infine, ha fatto rivedere il campo in maniera piuttosto regolare ad un Mbaye il quale sembrava addirittura sul punto di fare le valige e lasciare Bologna nel corso del mercato invernale (ha avuto alcune richieste da club italiani ed esteri). Con Donadoni al timone siamo riusciti ad avere la meglio sul Napoli dopo avere giocato una sfida strepitosa, per poi ripeterci con Milan e Sassuolo (due team saldamente collocati nella parte sinistra della classifica), e mettendo in grande difficoltà club di alto rango come Fiorentina, Roma e, soprattutto, Juve.

Tanto di cappello al nostro attuale mister dunque, sperando non si lasci influenzare troppo dalle ricorrenti voci che lo vedono come probabile sostituto di Sinisa Mihajlovic al Milan nel caso l’ex commissario tecnico della Nazionale Serba non riesca a qualificarsi nemmeno all’Europa League, confidando inoltre che la sua signorilità e correttezza lo porti a rifiutare un’eventuale proposta rossonera qualora quest’ultima gli dovesse giungere (ipotesi che reputo possibile, tutto dipende da cosa combinerà l’allenatore milanista da qui alle prossime partite che seguono), legandosi quindi al Bologna per ancora un po’ di anni e sposando un progetto ambizioso e autorevole come quello che Saputo gli garantisce. Bologna e Donadoni promessi sposi, per un matrimonio che speriamo possa durare il più a lungo possibile (sempre che altre squadre non si mettano in mezzo), che ci assicuri altri successi, gioie e soddisfazioni e che chissà, ci faccia sognare in grande e raggiungere traguardi prestigiosi. Con un tecnico così, d’altronde, direi che possiamo stare tranquilli…

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