Fatturato, ricavi e stadio: Fenucci parla della partita più importante

Fatturato, ricavi e stadio: Fenucci parla della partita più importante

Fenucci ha parlato in maniera chiara rimarcando ancora una volta l’importanza dell’aspetto economico del Bologna del futuro, un futuro da grande. Analizziamo i modi e i metodi per crescere sotto questo punto di vista.

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Di recente Bologna Fc 1909 e FAAC SpA hanno annunciato il rinnovo della loro partnership per la durata di un altro anno, con opzione per il successivo. Un accordo notevole per la misura della portata economica e anche per via della “bolognesità” dello sponsor: tra fisso e bonus infatti potrebbero arrivare nelle casse rossoblù oltre un milione di euro. In realtà la notizia non è tanto la rinnovata partnership tra le due aziende quanto il fiume di parole rilasciato da Fenucci al termine della conferenza stampa tenutasi a Zola Predosa per annunciare la fumata bianca dell’affare. La politica rossoblù è limpida in questo frangente: comunicazione scarna ma sempre per via ufficiale, l’esempio calzante lo serve il presidente Saputo con il recente video apparso sui canali officiali social del BFC. Parole poche, ma in un momento di bollente gossip era giusto prendere ulteriormente posizione. E se quindi si parla poco, quando effettivamente lo si fa, lo considero come notizia.

I temi snocciolati? Tanti e tutti di grande impatto: ricavi, fatturato, stadio e gestione tecnica del club.

Grande attenzione quindi alle tematiche economiche e gestionali, punti in cui il Bologna necessita di crescere per diventare grande. E senza è impossibile.

Lo stadio, sotto questo punto di vista, potrebbe rappresentare il primo punto di svolta per distinguersi e lasciare l’attuale zona di metà classifica. Non per niente le società che attualmente partecipano all’Europa League (quelle che vi hanno partecipato di recente) o che sono in lotta per accedere alla seconda competizione continentale possono vantare un fatturato più o meno doppio di quello rossoblù: è evidente, non può sussistere una competizione paritaria. Bisogna coniugare le esigenze sportive a quelle aziendali, i ricavi devono aumentare vertiginosamente in un modo o nell’altro: il Leicester lo scorso anno, da neopromossa, ha registrato un fatturato di 137 milioni di euro, in linea con un virtuale quinto posto nella nostra Serie A grazie alla cascata d’oro derivante dai diritti tv (92,5 milioni). Numeri incredibili considerando anche la portata monstre del monte ingaggi, 75 milioni, di poco inferiore a quello partenopeo. Ma non si può vivere solo di diritti tv: la Juventus ricava dallo stadio 51 milioni, mentre il Milan, nonostante la flessione sportiva, è ancora al top sotto la voce dei ricavi commerciali con oltre 78 milioni di euro guadagnati. Infatti i rossoneri monetizzano il proprio brand generando accordi con aziende di ogni tipo: Audi, Telecom Italia, Emirates e Dolce & Gabbana. Ma anche questo genere di ricavi non è sufficiente per una gestione sana del club, la sostenibilità finanziaria del club vale una larga fetta dell’esercizio di autofinanziamento auspicato dai piani alti rossoblù. Lo spettro del fallimento del Dortmund è un fantasma lontanissimo, l’anno scorso i gialloneri hanno ripianato completamente i debiti con le banche, il Bayern Monaco ha ha estinto il mutuo creato per finanziare la costruzione dell’Allianz Arena con ben 16 anni di anticipo. Il rapporto tra debiti netti e fatturato è un parametro che rende bene l’idea di quanto l’indebitamento sia sostenibile. Quando il Manchester United nel 2005 cambiò proprietà, per rientrare dalle ingenti spese incominciò una fase delicata per il glorioso club inglese: la vendita dei propri prezzi pregiati, Cristiano Ronaldo su tutti, per mantenere l’equilibrio finanziaro e ripagare in parte il relativo indebitamento. Nel frattempo, anno dopo anno, la macchina perfetta innescata dai Red Devils ha prodotto i primi frutti: i ricavi derivanti dagli esercizi di marketing, merchandising, partnership e tournée hanno toccato cifre record, 43 milioni di sterline, quasi il 30% del fatturato del Man United versione 2005. L’ex squadra di Sir Alex Ferguson sotto questa ottica ha fatto scuola aprendo la strada alle maxi sponsorizzazione e alle tournéè internazionali, un percorso lungo e tortuoso che però consente al club di essere quasi onnipotente in sede di mercato da un paio di anni a questa parte.

Saputo, nonostante la grande disponibilità economica, non può permettersi di investire a vuoto a lungo considerando anche l’attuale fatturato della sua creatura, l’obiettivo è infatti quello di arricchire il club generando utili e permettere un parziale distaccamento dall’investitore principale. Insomma, la partita più importante non si gioca sempre in campo.

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