Fa tutto parte del gioco, ora testa al Pescara

Fa tutto parte del gioco, ora testa al Pescara

Tutto è bene quel che finisce bene, e non possiamo dire altrimenti dopo quanto visto martedì scorso. La traversa di Castaldo in pieno recupero ha rischiato di estromettere il Bologna dalla corsa verso la promozione, e di riempire il pronto soccorso causa svariati arresti cardiaci. Ammetto di aver rivisto l’occasione diverse volte prima di accingermi a scrivere questo editoriale, quasi in un esercizio di puro masochismo, e vi giuro che ogni volta avevo una paura bestia che la palla entrasse in rete. Come non sia successo in effetti è difficile da spiegare: il tocco di Da Costa sembra esserci, anche se il portierone brasiliano a fine partita ha ammesso sinceramente “Non l’ho toccata, ho guardato e pregato”, tanto era impercettibile – quanto fondamentale – la sua parata. Delio Rossi invece ha detto di aver soffiato sul pallone, e insieme a lui tutto il Dall’Ara che era davvero una bolgia infernale, con un’atmosfera che a pù riprese ha messo i brividi al sottoscritto. Non che ce ne fosse poi bisogno di brividi, visto che già la partita ne ha regalati tantissimi.

E’ stata una partita pazza, con il Bologna sempre sotto e con molteplici colpi di scena. Trotta apre le danze, Acquafresca fa gol, un gran gol, e poi ne sbaglia uno molto più facile che avrebbe ammazzato gli ospiti. Poi Trotta raddoppia e Robert si fa male, Cacia entra ad inizio ripresa e al secondo pallone toccato fa 2-2 su errore di Frattali, con tanto di esultanza polemica. Avellino che non si scompone e continua a martellare, trovando il nuovo vantaggio a 5’ dalla fine con la bomba di Kone e andando ad un millimetro dall’impresa con Castaldo, fermato appunto solo dalla traversa. Sono episodi e fanno parte del gioco, come detto a più riprese da Delio Rossi nell’immediato post partita. Una partita da cuori forti, da emozioni ancor più forti, che regala ai tifosi rossoblù una sofferenza dolcissima ed una finale da disputare. Ci è andata bene, benissimo, ma francamente sarebbe stato davvero un peccato mandare una stagione all’aria proprio sul traguardo. Sicuramente ci sono cose da rivedere, in particolare la prestazione degli esterni Mbaye e Masina e quella di Ferrari, che ha fatto rimpiangere Maietta spianando prima la strada a Trotta in occasione della prima rete irpina, e facendosi beffare poi da Castaldo sempre in occasione della traversa (chiedo scusa per la ripetizione, ma ripensare a quel pallone infrangersi sul montante è una vera e propria goduria).

Ora in finale l’avversario è il Pescara di mister Massimo Oddo, che non ha mai perso dal suo arrivo sulla panchina degli abruzzesi e che è stato in grado di restituire vigore ad una squadra capace di perdere in casa del Varese già retrocesso solo qualche settimana fa. Così, dopo aver spazzato via il Perugia, Sansovini e compagni hanno eliminato anche il più accreditato Vicenza, segnando altri 3 gol tra andata e ritorno (sono 74 le reti totali tra campionato e play-off, miglior attacco del campionato) e dimostrando anche una discreta fase difensiva, quando nel finale il Vicenza cercava il gol qualificazione. Hanno dalla loro la spensieratezza e la voglia di giocarsela fino in fondo, continuando magari a stupire tifosi ed addetti ai lavori che troppo presto avevano dato per morta questa squadra. Il Bologna dal canto suo, col Vicenza out, recupera l’insperato vantaggio di avere due risultati su tre a disposizione, visto il miglior piazzamento in classifica. Ciò però non deve assolutamente limitare i ragazzi di Delio Rossi, che dovranno affrontare al massimo il doppio incontro che si prevede difficile e allo stesso tempo spettacolare. Ai rossoblù serviranno due partite molto simili a quelle viste contro l’Avellino: scendere in Abruzzo e provare a limitare i danni, per poi giocarsela al Dall’Ara dove si prevede il record stagionale di presenze.

Adesso vi saluto, vado a rivedermi la traversa colpita da Castaldo. Appuntamento a giovedì prossimo, quando sapremo se il Bfc l’avrà #conquistatA oppure no.

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