Di mercato e tradimenti

Di mercato e tradimenti

Diciamolo subito, il calcio è una passione torbida. Di quelle che sanno darci pensieri tanto ingenui quanto malevoli. Ci sono storie dentro che solo il Melodramma potrebbe inventare. E forse non è un caso che la sua fortuna sia cresciuta con lo svanire della produzione lirica classica. Certo, cambiano le voci per narrarci di amori e tragedie, e difficilmente gli odierni giornalisti sportivi sanno restituirci il talento di un Puccini o di un Verdi, ma la nostra capacità di costruire sofferenze e tormenti è rimasta intatta. Prendete quel che è successo attorno a Daniele Portanova. Chi meglio di lui incarna il mito dell’eroe tragico? Basta guardarlo in faccia per capire che non c’è posto per contraddizioni. Ha uno sguardo che è un senso unico, e neppure tanto comodo. Eppure in quel senso unico si sono alternate le più inquietanti trame degli ultimi anni a Bologna. Tra scommesse e mercato, ce lo siamo visto due volte passare dalla lista dei salvatori della patria a quella dei perfidi traditori. È come se quella roccia, quello scoglio, che si pensava territorio sicuro, ben collocato e fermo, divenisse all’improvviso un elemento minaccioso davanti alla nostra prua. Arriva un punto che ti chiedi chi sia il Comandante Schettino al timone della nave. Se questa è la rotta, andiamo a fondo.

Ma neppure questo è sicuro. Che sia poi questa la rotta o che si vada a fondo. La quantità di incertezza nel calcio è direttamente proporzionale al grado di soddisfazione che tutto il pasticcio ci crea. È un po’ come la sigaretta di Wilde: un piacere perfetto perché è squisita e lascia insoddisfatti.

Allora ricapitoliamo, dopo giornate di trattative e smentite, prese di posizione e prese d’atto, Daniele Portanova è stato acquistato dal Genoa. Non solo si ignorano le esatte ragioni della negoziazione, è difficile pure attribuire responsabilità o demeriti in questa vicenda. Che lui volesse più soldi nel contratto, posticiparne la scadenza, assicurarsi un futuro da dirigente? Che la società e il suo presidente mirassero a fare cassa? Che il presidente del Genoa, Preziosi, abbia imbastito il suo gioco per minare la stabilità e l’armonia di una diretta concorrente per la salvezza? L’unica cosa certa è che non lo sapremo mai. Neppure se Portanova fosse rimasto al Bologna. Neppure andandosene via come poi è andato via.

Potremmo arrivare pure ad essere concordi, stampa, tifosi, società e calciatore, ma l’unanimità del consenso non è un criterio filosofico. Cosa significa? Che non basta essere tutti d’accordo perché una cosa diventi vera. Tutti i tifosi juventini sono conviti d’aver conquistato 30 scudetti. Chiaro.

Allora che si fa e con chi ce la si prende quando si torna dal mercato e ci si sente fregati? E come si gestisce il fatto che a fregarci è pure una figura (la società o il suo capitano poco conta) su cui si era riposta passione e fiducia? Credo si potrebbe dire che si cerca di “apprendere dall’esperienza”. Il calcio è una passione torbida, l’avevamo detto.

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