Destro utile, non indispensabile

Destro utile, non indispensabile

di Alessandro Reni

Nel corso di questi giorni sono stato sommerso dalle continue voci riguardanti il malcontento di Destro, a mio parere alquanto inspiegabile. Se davvero le motivazioni di tale “mal di pancia” sono legate a una presunta gestione negativa dell’infortunio del centravanti ascolano (sensazione nutrita dalla stessa punta marchigiana), queste ultime mi risultano piuttosto grottesche. Se l’ex attaccante di Roma, Milan e Siena non potrà avere la possibilità di giocare gli Europei in Francia, la colpa, secondo il mio parere, non deve essere addossata completamente all’infermeria rossoblù: credo che i tempi di recupero previsti fossero all’incirca questi, suppongo che lo sapesse anche lo stesso Destro.

La gravità del pestone di Miranda nei suoi confronti lo ha tenuto lontano dal rettangolo verde da quel famoso dodici marzo, in occasione di Inter – Bologna (partita vinta dai padroni di casa nerazzurri per 2-1), è stata evidente. Ebbene sì, Destro non sarà presente nemmeno sul manto erboso del Bentegodi: sono praticamente due mesi che non gioca un match. Posso certamente comprendere il suo naturale senso di frustrazione (rimarrei stupito del contrario), è legittimo provare rabbia, delusione e demoralizzazione perché gloriose opportunità come la convocazione in Nazionale per gli Europei sono senza dubbio treni che passano poche volte nella vita di un calciatore. Io, però, ritengo che, per quanto Destro possieda un talento calcistico fuori dal comune e doti realizzative non indifferenti, all’ombra delle Due Torri non abbia dimostrato tutto quel valore che ci si attendeva da egli: infortunio a parte, solo in alcune circostanze la punta ventiquattrenne si è reso protagonista di prestazioni soddisfacenti, non riuscendo comunque a lasciare il segno.

In seguito all’accoglienza ricevuta alla stazione di Bologna al momento del suo arrivo in città (quasi più di cinquecento persone ad aspettarlo), la tifoseria felsinea avrebbe preferito assistere a gare migliori da lui. La stagione, invece, non è affatto cominciata nel migliore dei modi: Destro è rimasto a digiuno di gol dalla prima partita di campionato contro la Lazio, sbagliandone a sua volta molti (quella che si ricorda maggiormente è la clamorosa rete fallita a tu per tu con Handanovic in Bologna – Inter, gara persa 1-0 che ha sancito definitivamente l’esonero di Rossi, tecnico col quale pare che l’attaccante non abbia avuto particolare feeling). Il primo pallone spedito in fondo al sacco con la maglia petroniana è stata la rete siglata ai danni dell’Atalanta l’1 novembre 2015, a cui seguiranno poi quelle contro, rispettivamente, Roma, Napoli (doppietta), Empoli, Lazio, Samp e, infine, Udinese. Sicuramente l’infortunio ha inciso parecchio, ma sta di fatto che otto gol per un centravanti sono troppo pochi.                                                                                                        Detto ciò, io reputo Destro un tassello importante all’interno dell’organico ma non fondamentale; in sostanza, non è quel tipo di giocatore da cui un team deve prescindere. Onestamente, penso che in giro si possano trovare attaccanti ben più concreti e decisivi sotto porta, senza nulla togliere, ovviamente, a Mattia. È evidente che se, come pare, sarà ancora lui la punta al centro del progetto rossoblù, dovrà scendere in campo con un piglio decisamente diverso, meno svogliato e più battagliero, cercando anche di segnare più marcature. E, dal canto suo, puntare il dito contro lo staff medico del Bologna mi è sembrato abbastanza eccessivo.                                                In ogni caso, auguro a Destro una pronta e totale guarigione, confidando di rivederlo al centro dell’attacco il prima possibile: il nostro reparto avanzato avrà bisogno anche di lui…

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