Cuore, spirito e gioco, ultimi tasselli di un puzzle ancora incompleto

Cuore, spirito e gioco, ultimi tasselli di un puzzle ancora incompleto

“Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. La celebre frase appartiene a Massimo D’Azeglio, uomo politico e scrittore italiano, ed è datata 1861, ovvero l’anno della proclamazione del Regno d’Italia. Già, perché in quell’anno l’Italia nacque ufficialmente, ma non il suo popolo. Mancava innanzitutto una lingua. Dei venticinque milioni che abitavano il nostro paese nella seconda metà del XIX secolo, appena due milioni e mezzo parlavano l’italiano, ovvero il 10%, mentre circa il 75% della popolazione non sapeva né leggere né scrivere. Poi era assente – e la questione, a mio modo di vedere, è ancora una ferita aperta – quello spirito nazionalistico perfettamente descritto da Manzoni nel Coro dell’atto III dell’Adelchi, opera del 1821 e quindi di poco antecedente la nascita del Regno d’Italia, in cui vengono ripercorse le vicende dell’VIII secolo, quando in Italia crollò il dominio dei longobardi ad opera dei Franchi. Il popolo italiano assistette inerme al passaggio di consegna, tanto che Manzoni lo definirà “volgo disperso”, proprio perché privo di qualsiasi unità nazionale.

Il contesto storico-politico appena descritto è perfettamente sovrapponibile alle recenti vicissitudini riguardanti la Bologna prettamente calcistica. L’esonero di Lopez ha sancito la fine definitiva dell’era guaraldiana. Il processo, iniziato lo scorso ottobre con la salita al potere della coppia Tacopina-Saputo, proseguito a gennaio, quando Corvino prese il posto di Fusco, ha concluso la propria corsa pochi giorni fa, quando Delio Rossi ha sostituito in panchina Diego Lopez. L’ex tecnico del Cagliari non è mai entrato nelle grazie del tifoso bolognese, anche a causa di un gioco spesso deficitario e poco entusiasmante, soprattutto nel quadrimestre gennaio/aprile. Due considerazioni, a margine. Assumere Lopez come capro espiatorio di tutti i problemi del Bologna sarebbe un errore gravissimo. E’ certamente vero che non ha dimostrato doti eccelse nella gestione della squadra e della panchina, ma ritenere che con l’ingaggio di Rossi la situazione migliorerà dall’oggi al domani è pura utopia. Qualche problema, a livello di collettivo, c’era e ci sarà anche ora, indipendentemente da Lopez.

Tuttavia il quadro generale sembra sorridere ai rossoblu. Abbiamo una società ricca, pronta a investire sul mercato a lungo termine e anche in caso di mancata promozione e un allenatore che, lato umano a parte – vedesi la rissa con Ljajic durante Fiorentina-Novara nel 2012, quando Rossi era sulla panchina viola, oppure il dito medio rifilato ad un giocatore giallorosso al termine di Sampdoria-Roma nel 2013, quando sedeva sulla panchina doriana – nella sua carriera ha dimostrato di masticare calcio. Nei rimanenti tre turni, più le eventuali sfide dei play off, dovrà venire fuori però il carattere del Bologna, vero tallone d’Achille di questa squadra. La serie A non è un miraggio, a patto che non si rimanga il solito, snervante e demotivante “volgo disperso”.

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