Consolidamento? Ci credo, ma fino a un certo punto

Consolidamento? Ci credo, ma fino a un certo punto

Nemmeno il tempo di smaltire la sbornia per conquista della promozione più sofferta della storia e già siamo tutti qui a pensare a quale potrà essere il futuro del Bologna. Con una squadra da rifondare e un mercato estivo che incombe (si parte ufficialmente tra due settimane), ma soprattutto con la montagna di soldi piovuti nelle casse del BFC grazie a Chairman Saputo, le aspettative dei tifosi sono – è normale – estramente elevate. Ci ha pensato per primo lo stesso tycoon canadese, seguito a ruota da Fenucci, Corvino e Delio Rossi, a smorzare l’eccitazione dei tifosi: gli obiettivi primari della prossima stagione saranno il mantenimento della serie e il consolidamento della società.

La differenza tra entusiasmo e euforia è talmente labile che è bene tenere con i piedi ben piantati per terra una piazza desiderosa di sognare come è adesso Bologna. Ce ne siamo accorti a gennaio, quando il turbinio di nomi accostati ai rossoblù nel corso del mercato di gennaio aveva fatto perdere la testa a gran parte di noi tifosi, portandoci a fantasticare sulla conquista della Champions League quando, invece, la dura realtà era quella dell’infernale campionato di Serie B e la promozione in Serie A era tutta da conquistare. Saputo & co. non vogliono commettere di nuovo lo stesso errore e da qui la scelta – molto saggia – di parlare di “consolidamento”, di “salvezza tranquilla”, di “un passo alla volta” da parte della società, già a partire dall’immediato post-promozione. Piedi ben piantati per terra, dunque, e avanti con il progetto Bologna.

Ma in cosa consiste esattamente questo progetto? La risposta a questa domanda ci può aiutare a comprendere il reale significato delle parole dei vertici societari. Per quanto apprezzi la concretezza delle parole di Saputo, non sono disposto a credere che le sue parole corrispondano al suo stato d’animo e alle sue aspettative. Perché? Perché mi sembra inverosimile che uno degli uomini più ricchi del mondo si vada a impelagare nel Bologna, scucendo fior fior di quattrini, per conquistare “una salvezza tranquilla”, per accontentarsi di una “stagione di consolidamento”. Perché, dopo aver visto la foga con cui martedì sera il Chairman ha strappato di mano a capitan Matuzalem il piatto (tutt’altro che magnifico) dato in premio dalla Lega Serie B ai vincitori dei playoff, non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che quell’uomo magnifico sia venuto dal Canada non solo per “business”, ma anche per togliersi quelle enormi soddisfazioni che quel giochino chiamato “soccer” non può evidentemente dargli con i soli Montreal Impact. Insomma, il pacato Saputo ha una voglia di divertirsi, di godere e di vincere che è ancor più grande della nostra.

Non basta? Aggiungiamoci un Corvino non è venuto a Bologna per muoversi a fari spenti (e questo dovrebbe essere già abbastanza chiaro da gennaio) e un Rossi di salvezza e dintorni non ne vuol sentir parlare e il quadro della situazione è completo: la prossima sarà sì una stagione di consolidamento, ma non come ce la vuole vendere in questi giorni – a ragione – la dirigenza; il prossimo Bologna sarà il primo, decisivo step nella costruzione di una squadra competitiva ai massimi livelli, in Italia e non solo. È per questo che già da questo mercato mi aspetto, oltre all’acquisto di giocatori di categoria e di prospetti dall’elevato potenziale, almeno un vero e proprio botto, uno di quei nomi che giusto un anno fa non ci saremmo mai nemmeno sognati di accostare al Bologna. Se a gennaio Corvino ha provato a convincere Giovinco, Ilicic, Saponara e compagnia a scendere in B, perché non aspettarsi un grande nome adesso che siamo tornati in Serie A? E allora, con i piedi ben piantati per terra, prepariamoci a vivere un paio di mesi davvero scoppiettanti.

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