Caro Joey, non siamo mica in pochi allo stadio!

Caro Joey, non siamo mica in pochi allo stadio!

15246. È questo il numero degli spettatori presenti al Renato Dall’Ara per l’ultima sfida di campionato, che vedeva il Bologna opposto alla Ternana. Un dato in lievissima flessione rispetto a quello delle ultime partite contro Pescara (16179) e Perugia (16099), ma che ha fatto storcere il naso a molti – tra questi anche Joey Saputo, che già da qualche tempo sembra aver esternato il proprio malcontento in merito – anche e soprattutto per l’iniziativa che il management del Bologna aveva ideato in occasione della giornata di San Valentino: biglietto a 1 euro per la dolce metà di ogni abbonato. Un’iniziativa lodevole e all’apparenza azzeccata, ma che evidentemente non ha colto nel segno, visto che (come detto) il dato sull’affluenza è rimasto pressocché invariato rispetto alle ultime uscite. Ma perché la maggior parte dei tifosi preferisce rimanere a guardare la partita a casa piuttosto che andare allo stadio?

Prima di rispondere a questa domanda, un’analisi dei dati reali circa le presenze al Dall’Ara durante la stagione in corso è più che mai doverosa. La media delle prime 13 partite casalinghe del campionato di Serie B 2014/15 è pari a 14386 spettatori, numero che pone i rossoblù al secondo posto, come nella classifica reale del campionato cadetta, questa volte alle spalle del Bari (18500) e davanti al Catania (13143). Lo zenit è rappresentato dall’immaginifica partita contro il Varese – 20mila spettatori e 3-0 sul campo, magari andasse sempre così! – mentre i dati più deludenti sono quelli delle prime giornate: al crepuscolo dell’Era Guaraldi, subito prima del “boom tacopiniano” rappresentato proprio da Bologna-Varese, a fatica le presenze all’ex comunale superavano le 10mila unità: 11490 al debutto contro l’Entella, 10759 nella sconfitta contro il Crotone e 10104 spettatori contro il Cittadella, dato destinato a rimanere il più negativo di questa stagione. Ecco, proprio dal confronto tra questo rilievo e l’affluenza registrata contro la Ternana si può capire come i 15mila e sblisga spettatori di sabato non siano poi un dato da buttare: l’incremento rispetto a settembre è di poco inferiore al 51%, un risultato più che buono, anche tenendo conto dell’eccezionale volano rappresentanto dal tanto auspicato avvicendamento ai vertici societari, che diventa ottimo tenendo in considerazione alcuni fattori non propriamente sportivi (brutta stagione, partite al sabato durante il periodo natalizio, etc…) e soprattutto se confrontato alla progressiva desertificazione degli stadi italiani a cui stiamo assistendo negli ultimi anni.

Come illustrato in numerosi articoli disponibili sulla rete e non solo (uno dei più recenti è stato pubblicato da Enrico Turcato su Wired), gli italiani hanno sempre meno voglia di andare allo stadio. I dati post-Calciopoli sono eloquenti e dimostrano una inesorabile flessione nelle presenze dal vivo dei tifosi; tifosi che evidentemente preferiscono guardare le partite della propria squadre del cuore comodamente seduti sul divano di casa piuttosto che allo stadio, o che più verosimilmente preferiscono dedicare il proprio tempo libero ad altre attività. Emblematico a mio avviso il dato del Napoli: nonostante il terzo posto nello scorso campionato, una dignitosissima campagna europea (chiusa con una beffarda eliminazione) e la conquista della Coppa Italia prima e della Supercoppa poi, le presenze al San Paolo sono drasticamente calate dai 40mila spettatori abbondanti di media della passata stagione agli appena 28700 presenti del campionato in corso. Di dati in controtendenza rispetto a quello dei partenopei non ce ne sono e quelle società che riescono a pareggiare i dati della passata stagione possono ritenersi più che soddisfatte. Squadre come Palermo e Torino, autrici di campionati più che buoni, presentano dati di affluenza del tutto paragonabili a quelli tanto criticati del Bologna in Serie B. Non c’è da sorprendersi se i vecchi, decrepiti stadi italiani non attraggano più tanti tifosi: le deliranti politiche degli ultimi anni, volte più ad accontentare le televisioni che a incentivare le persone ad andare allo stadio, hanno ulteriormente allontanato un pubblico evidentemente stufo non solo delle scomodità delle obsolete arene dello Stivale, ma anche delle mille peripezie a cui i comuni mortali intenzionati a comprare un biglietto vanno incontro ogni volta. Come dimostra la svolta rappresentata dallo Juventus Stadium, che ha quasi raddoppiato le presenze alle partite interne dei Campioni d’Italia rispetto al vecchio Delle Alpi, se viene data la possibilità di vedere la partita comodamente seduti allo stadio, i tifosi (veri o presunti tali) rispondono più facilmente presente, a prescindere dai prezzi e al netto di personaggi alla Moggi o alla Lotito, che farebbero passare la voglia di seguire le vicende pallonare anche al più sfegatato degli appassionati.

Tornando a noi, è facile capire quanto sia importante per riavvicinare il popolo rossoblù allo stadio la costruzione di un nuovo impianto (o al pari il riammodernamento del Dall’Ara). Il nuovo corso, l’arrivo della nuova stagione, il finale di campionato e l’auspicato ritorno in Serie A – che andrà faticosamente conquistato sul campo, come ci hanno dimostrato le ultime partite – faranno il resto, aiutando il pubblico bolognese (sempre un po’ con la puzza sotto al naso, bisogna ammetterlo) a dimenticare anni e anni di gestioni folli, scellerate, vergognose, anni che hanno progressivamente allontanato i tifosi rossoblù da quella che è e deve essere la loro casa. Difficilmente i cambiamenti importanti avvengono in maniera repentina, soprattutto nello sport; forse i tempi dei “tuttoesaurito” sono terminati, ma se la società continuerà a lavorare bene come fatto fin qui, alla fine i frutti si vedranno e lo stadio – Dall’Ara o no che sia – tornerà ad essere gremito, come ai bei vecchi tempi.

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