Buon mercato, ora sarà il campo a parlare

Buon mercato, ora sarà il campo a parlare

Vado contro corrente, probabilmente contro tutto e tutti, probabilmente dando ancora credito a chi dice che sono solamente un illuso sognatore che vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Forse mi sbaglio, forse non sono totalmente oggettivo, ma rimango convinto che il mercato del Bologna non sia assolutamente da condannare come invece qualcuno ha fatto passare dopo l’ultima giornata di trattative.

Andiamo con ordine e ripercorriamo quanto successo questa estate, partendo dal mercato in uscita: il Bologna perde Giaccherini perché in scadenza dopo un prestito secco, con il giocatore che decide di accettare offerte di squadre più blasonate in quella che ritiene essere l’ultima grande opportunità della sua carriera. Il Bologna perde anche Diawara, e non certo per colpa sua: non penso sia un demerito di Bigon, Fenucci e Di Vaio se il guineano dopo il preritiro in Sardegna, decide di non presentarsi alla partenza per Castelrotto. Il Bologna decide di non rinnovare Brighi (operazione che nessuno può definire senza senso, nonostante la stima per il nuovo centrocampista del Perugia), e lo stesso fa con Stojanovic e Zuculini. Poi si perdono anche Zuniga e Constant, senza il rimpianto che non facciano più parte della rosa rossoblù. Quando tutto sembra ormai deciso e quando pare che la rosa sia ormai “congelata”, arriva la notizia della cessione di Rossettini, che si accasa a Torino per due milioni di euro: operazione logica, sensata ed efficiente dal punto di vista economico. E poi gli ultimi giorni, quelli più criticati, quelli nei quali succede di tutto. Brienza va a Bari, con la Società che gli dà il via libera e l’autonomia di decidere come comportarsi (ecco, questa è forse l’unica operazione che non condivido), e si cedono Cherubin e Crisetig, anche in questo caso senza troppe ansie per non averli più in rosa.

Analizzandole singolarmente, si può notare che si tratta per lo più di operazioni logiche, alcune dal punto di vista economico, altre dal punto di vista tecnico. Poi ce ne sono altre sulle quali non si sarebbe potuto fare diversamente, e sto parlando delle situazioni legate a Mirante, Diawara e Giaccherini. Qualcuno può contestare e dire che la dirigenza avrebbe potuto fare qualcosa in più negli ultimi due casi, ma penso che il Bologna abbia gestito bene la cessione di Diawara (andando ad incassare esattamente quello che aveva chiesto, senza l’ansia di doverlo vendere a tutti i costi in fretta e furia), e che sia stato impotente di fronte alle richieste e alla volontà di Emanuele Giaccherini. Partendo al mercato in uscita, arrivo poi all’ultimo giorno di mercato, analizzando gli ultimissimi arrivi. Di Gomis qualcuno non ha grande fiducia, ma non c’era tempo per trattare altri giocatori e il Bologna sa bene che in casa ha un portiere come Da Costa che è un affidabilissimo titolare. C’è poi stato lo scambio di prestiti tra Helander e Cherubin, mentre c’era chi si aspettava un difensore di maggiore esperienza. Ho fiducia nello svedese e penso possa essere una valida alternativa ai centrali che abbiamo: Cherubin era il quarto difensore, quello che avrebbe giocato in casi estremi, mentre l’ex Verona parte con qualcosa in più, parte come alternativa concreta a Marios Oikonomou: non mi sorprenderei di vederlo in campo già contro il Cagliari se Maietta non riuscisse a recuperare. L’uscita di Crisetig era inevitabile, anche se rimango perplesso sulla scelta di riscattarlo e cederlo in prestito, e vorrei capirci qualcosa di più quando Bigon si presenterà in conferenza stampa per parlare a fine mercato. Il ragazzo va a Crotone, dove fece tanto bene, e gli auguriamo di tornare ad essere il bel prospetto che era qualche tempo fa. Esce lui, entra Viviani, ed il discorso è un po’ simile a quello legato alla trattava che ho descritto prima. Crisetig non avrebbe giocato mai, ma veramente mai. Viviani diventa invece un’alternativa valida in mezzo al campo, un mediano basso che può diventare il sostituto dell’attuale Pulgar e che può essere importante nello scacchiere di Donadoni. Alcuni non sono soddisfatti, e penso che l’insoddisfazione sia legata soprattutto alla non riuscita trattativa con Cerci. E la cosa un po’ mi sorprende. Il giorno prima eravamo tutti felici di avere un Bologna giovane e dinamico, eravamo abbastanza soddisfatti del mercato, e dopo che il ragazzo non ha superato le visite mediche, siamo qui a condannare “in toto” il mercato? Non sono d’accordo. Cerci sarebbe stato la ciliegina sulla torta, ma al di là di questo, non mi sento di dire che la sessione estiva rossoblù sia insufficiente. Ha ragione Di Vaio quando dice che sarà il campo a parlare. Vedremo, io rimango un inguaribile ottimista.

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