Bologna, sei commovente

Bologna, sei commovente

I rossoblù tornano grandi contro una grande. E’ quello che ci voleva in vista della volata finale

Commovente forse è un parolone, ma la gara del Bologna di ieri sera è stata davvero di tutto cuore. Poco importa se abbiamo chiuso in vantaggio il primo tempo e non siamo riusciti a mantenere la rete in più rispetto agli avversari, però la prestazione dei rossoblù è stato quella che i tifosi avevano voglia di rivedere e che mancava da troppo tempo. Non ha senso fare un paragone tra la gara di ieri sera e quelle precedenti, per un milione di motivi, su tutti quelli che ruotano attorno alla parola “motivazioni”: per evitare l’imbarcata a Roma serviva concentrazione, serviva applicazione e c’era bisogno di tutta l’intensità del mondo.

Giocare all’Olimpico dà “per definizione” motivazioni in più ai giocatori. Sapere di essere in condizioni rimaneggiate, ha portato i giocatori rossoblù a dovere dare qualcosa in più, quel qualcosa che potesse colmare il gap tecnico, fisico e qualitativo tra le due squadre. E’ stato un Bologna ai limiti della perfezione, un Bologna che di fatto è tornato ad essere l’ammazzagrandi che avevamo già visto altre volte in questo campionato. Tornando alla partita, rimarrà nel mio personale ricordo della stagione quanto si è visto nei primi quarantacinque minuti: i rossoblù hanno giocato un calcio semplice ed efficace, sono stati bravi a coprirsi e ripartire, e hanno trovato meritatamente il goal del vantaggio con un inserimento vincente di Rossettini. Era difficile pensare di vedere un Bologna che tenesse quel ritmo di gioco anche per tutti i quarantacinque minuti del secondo tempo, e allora era preventivabile il goal dei giallorossi. Peccato solo per come è arrivato, per quella brutta palla persa in mezzo al campo da Pulgar, a mio parere viziata da un passaggio evitabile di Matteo Brighi per il centrocampista cileno. Da quel momento in poi, è stata sofferenza (calcistica) vera: la squadra, di fronte ad una Roma che pressava e attaccava con sette effettivi veri e propri, non avrebbe potuto fare diversamente e allora è stata stoica nel difendersi e nel chiudere ogni spazio. La Roma ha fatto paura, con i suoi affondi sugli esterni e i tagli al centro, con le giocate di un fantastico Salah e con gli inserimenti delle sue punte. Ma il Bologna è stato lì con la testa, si è difeso con i denti, ha cercato di ripartire quando c’era la possibilità e, con la forza di volontà e con lo spirito “operaio”, ha ottenuto un risultato fantastico.

Mi vorrei soffermare sui singoli, perché ci sarebbe tantissimo da scrivere, tra chi ha dato conferme importanti (leggere alle voci Diawara e Rossettini), chi ha sorpreso, e chi si è rivisto dopo la polvere accumulata in questi mesi. Benino Pulgar, che al di là della palla persa che ha portato al goal subito, ha giocato una partita di sostanza e cattiveria: non era facile per il giovane cileno farsi trovare pronto, visto che mancava dal campo da quasi tre mesi. Benissimo invece Zuniga: se qualcuno mi torna a dire che non si sa come stia il colombiano dal punto di vista fisico, lo invito a rivedere quello che è successo al minuto numero 88, quando Camillo ha rincorso prima Florenzi, poi Szczesny e poi Rudiger, inducendolo all’errore. Solo applausi per lui, che ha sofferto tanto in questi mesi e che mi aspetto di rivedere in campo nelle prossime partite, senza essere sorpreso nel caso il suo ruolo non sia esclusivamente quello di terzino destro. Difficile, invece, dare un giudizio su Emil Krafth, che è tornato a giocare dopo quasi sei mesi, dopo quello scontro contro il Carpi che ormai lo aveva consegnato al dimenticatoio. L’ingresso in campo di Krafth è un segnale di sfiducia nei confronti di Alex Ferrari, e lo si dice veramente a malincuore. Vedremo cosa sarà di lui nelle prossime settimane, anche quando la squadra sarà al completo. E insieme a lui, vedremo cosa succederà in questo finale di campionato. La certezza è che il Bologna è tornato ad essere l’ammazzagrandi e che ha riscoperto giocatori sui quali poter contare. Se ci sarà continuità a queste apparizioni, lo scopriremo col passare delle settimane, ma intanto si ha la certezza che tutti possono dare il loro contributo. Forse il “nostro” Bologna, quello vero, quello che si era perso nelle ultime settimane è davvero tornato.

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