Bologna diviso? A me non sembra, più o meno…

Bologna diviso? A me non sembra, più o meno…

Negli ultimi tempi si è parlato spesso – troppo spesso – circa possibili frizioni, se non vere e proprie spaccature, in seno al Bologna. Secondo i “bene informati” (molto spesso interessati più al proprio tornaconto che ad altro), tra squadra, staff tecnico e società esisterebbero molteplici scollature a più livelli, all’interno dello spogliatoio, tra singoli giocatori e allenatore (vecchio e nuovo), tra giocatori nuovi e vecchi, tra gli stessi giocatori e il nuovo direttore sportivo, tra allenatore (vecchio) e direttore sportivo (nuovo), tra direttore sportivo e amministratore delegato, tra amministratore delegato e chairman, tra chiarman e presidente, tra presidente e giardiniere… Casteldebole sarebbe una vera e propria polveriera, insomma, in cui il pane quotidiano sarebbe un esplosivo e inarrestabile “tutti contro tutti”.

Bene, posto che qualcosa di vero in tutto questo probabilmente c’è, vedendo come la squadra ha interpretato la partita di Avellino vien da pensare che così divisa la squadra in questo momento non sia. Dopo diverso tempo si è finalmente rivisto un Bologna cazzuto, pronto a lottare dal 1’ al 90’ senza mollare un colpo; un Bologna che probabilmente non sarà piaciuto agli esteti del calcio, ma in questo momento, in tutta sincerità, chissenefrega. Nel girone dei playoff contano altre qualità e queste il Bologna venerdì sera le ha messe tutte in campo. Sicuramente molti fattori hanno favorito la prestazione coriacea di venerdì sera, ma quello decisivo è stato la continuità: a forza di riproporre la stessa formazione, escludendo quei giocatori – vedi Cacia – che per vari motivi (vedi sopra) sembrano aver staccato la spina, il Bologna ha ritrovato quella compattezza e quell’unità di intenti che da nella seconda metà di stagione erano clamorosamente mancati.

La strada per la Serie A è ancora lunga. Restano da vivere ancora 8 giorni e 3 partite (speriamo) di autentica passione, a partire dal ritorno di domani al Dall’Ara con l’Avellino. Servirà migliorare ancora e di sicuro non guasterebbe se a un rendimento difensivo eccellente corrispondesse una produttività offensiva quantomeno sufficiente. Ecco, se proprio c’è un rottura nel Bologna è quella esistente tra la fase difensiva e quella offensiva. Prendiamo Mancosu: ancora a digiuno di reti in rossoblù, l’ormai ex-capocannoniere della B è utlissimo in fase di non possesso, ma è quasi un fantasma in zona gol, quello che dovrebbe essere il suo habitat. Per fare l’ultimo, decisivo passo in avanti verso la promozione bisognerà trovare il modo di ridurre (se non annullare) questa discrepanza, che ci è già costata la promozione diretta. Ah no, quella l’abbiamo persa per la lotta vecchi vs nuovi vs società vs stampa vs tifosi… Stiamo uniti, tutti, fino alla fine. Ne vale davvero la pena.

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