Bentornato campionato

Bentornato campionato

Due giorni dall’inizio del campionato. Due giorni a quell l’infinito numero Kabale prepartita che ognuno di noi ha. Due giorni al pezzo di strada da fare a piedi dopo avere parcheggiato lo scooter, la macchina o essere scesi dall’autobus. Due giorni al rito della birretta prepartita e ai ritrovi classici: “Ci vediamo all’1.45 in Bocciofila?”. Due giorni alla meravigliosa sensazione che si prova quando ci si unisce al flusso rossoblù di gente con sciarpe, bandiere e vessilli che come un unico serpentone percorre via Andrea Costa e strade limitrofe. Due giorni all’odore di sigarette e sigari, che si fonde con l’odore dell’erba appena bagnata, con quello dei fumogeni e con quello dei giornalini freschi di stampa che vengono distribuiti gratuitamente fuori dallo stadio. Due giorni al varcare i tornelli, all’arrabbiarsi perché c’è troppa coda, al sperare che il codice a barre dell’abbonamento venga letto al primo tentativo, perché se no la gente in fila dietro di te comincia a sbraitare. Due giorni all’essere tutti allenatori, dirigenti e presidenti. Due giorni ai vari “Lu le l’è trèst, l’aviva det me” (“quello è scarso, l’avevo detto io”, per i poco conoscitori del dialetto bolognese). Ah, a proposito, due giorni anche al sentire migliaia di migliaia di “Soccia”, buttati lì a volte anche senza un motivo, ma che sono sempre il miglior modo per sfogare la tensione. Due giorni al prendere il posto allo stadio, che per qualcuno è lo stesso da trent’anni, mentre per qualcuno sarà la prima volta in assoluto. Due giorni al rivedere le “facce dello stadio”, quelle persone che si vedono solo quando giocano i rossoblù, e con le quali si parla più che altro di calcio e non certo di fisica nucleare (quella, la lasciamo ai colti). E poi, due giorni al rivedere i ragazzi rossoblù che torneranno sul prato verde. Due giorni al loro riscaldamento, alla loro discesa in campo, al loro saluto alla tribuna e alle loro corse nel prepartita. Poi… Poi tutto si azzera. Perché quando l’arbitro fischia la prima volta si entra in trance agonistica, il mondo viene sospeso, i problemi del quotidiano passano in secondo piano e per quei novanta minuti si è estranei a tutto. Si ricomincia, si riparte, c’è un Bologna da sostenere, seguire e con il quale incavolarsi, e per il quale soffrire sempre e comunque. Perché il Bologna è una passione, non è solo una squadra di calcio. È inevitabile che dopo tre mesi dall’ultima di campionato, manchi tanto tutto quello che riguarda il campionato e il mondo rossoblù. Mancano le polemiche pre e post partita, mancano le discussioni da bar e le gioie che può dare un goal al novantesimo. Mancano anche i lunedì nei quali ci si rode il fegato per una brutta sconfitta, manca lo sfogo con gli amici sui gruppi di Whatsapp dopo una brutta partita, e le interminabili chiacchiere tra chi difende Destro e Donadoni e chi invece non li può vedere. Manca tutto questo. Ancora due giorni, poi tutto tornerà. Tornerà un Bologna diverso dallo scorso anno, un Bologna ancora da scoprire ma che nella prima partita dell’anno ha già regalato piccole soddisfazioni. Ancora nulla, sia chiaro, ma patire con il piede giusto è sempre improntante. Chi saranno i protagonisti di questa stagione ancora non si sa, ma ognuno potrà dire la sua e scommettere il suo cent su chi vuole. Io mi sbilancio e faccio tre nomi, tre scommesse vere, perché attorno a loro ruotano più incognite che certezze. E allora dico che tanto ruoterà attorno al rendimento di Pulgar, Nagy e Krejici. Qualcuno dice che sono troppo leggeri, qualcuno pensa non siano adatti al campionato di serie A, qualcuno fa leva sul fatto che sono poco esperti. Punti di vista, ovviamente, ma la qualità di questi ragazzi non si discute e li ho apprezzati tanto in questo precampionato. Nel frattempo, tra scommesse e domande, tra due giorni si ricomincia. Con gioia ed entusiasmo. Ben tornato, campionato.

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