Atteggiamento rinunciatario? No, mancanza di qualità

Atteggiamento rinunciatario? No, mancanza di qualità

Rossoblù autocritici ‘abbiamo fatto il compitino’, ma dietro c’è la tattica attendista del mister che non avrebbe disdegnato il pari. E’ invece mancata precisione e qualità in ripartenza, aspetti che hanno messo in profonda difficoltà Mancosu

Si è discusso tanto dell’atteggiamento rinunciatario del Bologna nella gara che si è giocata sabato sera. Lo ha detto anche qualche protagonista della partita, ma sinceramente non mi trovo molto d’accordo con questa teoria. È vero che non è stato lo stesso Bologna che si era visto nelle prime tre partite dell’era Donadoni, è vero che è stato un Bologna che non ha mai tirato in porta ed è vero che è stato un Bologna a tratti irriconoscibile: forse ci eravamo abituati fin troppo bene. Penso che però Donadoni abbia preparato un certo tipo di partita: una gara attendista, legata alla volontà di chiudersi per poi ripartire cercando di sfruttare le qualità di un contropiedista nato come Mancosu. E così il Bologna ha difeso tutto il primo tempo, e lo ha fatto anche bene, visto che il Torino -a parte qualche conclusione da fuori- non è praticamente mai entrato in area. Il problema è che è mancata la seconda parte della possibile teoria dell’allenatore, visto che mai si è ripartiti in contropiede, i centrocampisti hanno faticato a dare appoggio all’attacco e Mancosu è stato insufficiente. Non è mia intenzione criticare il numero 11 rossoblù, e in parte lo giustifico anche, visto che si è trovato a sostituire un Mattia Destro in grande spolvero: Mancosu non potrà mai giocare un calcio come quello di Destro, è un giocatore con caratteristiche diverse, finora aveva giocato con il contagocce e, inevitabilmente, aveva perso il ritmo partita. Ripeto, la prova di Mancosu è stata insufficiente, però parzialmente deve essere giustificata da diverse situazioni che sicuramente non hanno aiutato il suo rendimento.

Allo stesso tempo, però, penso che il Bologna abbia assoluto bisogno di intervenire sul mercato, per cercare un’alternativa importante a Destro, cercando un giocatore con caratteristiche simili, che sono imprescindibili per il gioco di questa squadra. È dunque arrivata la prima sconfitta per Roberto Donadoni, meritata se guardiamo a quanto prodotto offensivamente per novanta minuti, ma ancora una volta segnata da un’importante svista arbitrale. Come detto una settimana fa, non credo alla teoria del complotto e non penso che gli arbitri sbaglino volutamente contro il Bologna; però, è anche giusto guardare in faccia la realtà e riconoscere che, probabilmente, senza l’errore del direttore di gara, la partita sarebbe finita con uno scialbo pareggio e ora saremmo qui a parlare di un Bologna concreto in trasferta, capace di portare a casa un puntaccio. Così non è stato, e alcuni ricominciano a vedere il bicchiere mezzo vuoto.

Personalmente, credo che questa sconfitta non sia così tragica: certo, al momento la classifica ci vede terzultimi e domenica prossima andremo ad affrontare la squadra più in forma del campionato, però non è il momento di disperarsi e non sarà necessario farlo nel caso arrivi un nuovo risultato negativo contro il Napoli. Non sono queste le gare che il Bologna deve vincere a tutti i costi, e con questo non voglio dire che i rossoblù partiranno battuti nel lunch-match di domenica: però, dovesse arrivare una sconfitta, non sarà il caso di rimettere la maschera della negatività che eravamo riusciti a togliere nelle scorse settimane. Sarà una settimana impegnativa e lunga, quella che attende il Bologna, che però deve essere vissuta con la serenità e la leggerezza di chi andrà a giocare una partita nella quale davvero non avrà nulla da perdere. Niente pressione e niente dubbi, nonostante si venga da una sconfitta che deve essere cancellata in fretta: bisognerà guardare avanti e provare a sgambettare una grande squadra

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