Anche il Pescara è umano

Anche il Pescara è umano

Esausto, sfibrato, acciaccato ma indenne: questo è il Bologna che esce dal Cornacchia (già Adriatico) al termine di novanta minuti di pura tensione agonistica, durante i quali il tifoso rossoblù di anni di vita ne ha persi un’altra ventina. Di questo passo al fischio finale di martedì sera saremo tutti degli ultracentenari, se arzilli o depressi lo vedremo.

Bologna dai due volti quello di Pescara, il primo distratto e affannato, il secondo più consapevole e aggressivo, con un istante di terrore sulla traversa di Melchiorri (e siamo a due). Non è certo scesa in Abruzzo a fare la partita la squadra di Delio Rossi, ma non ce n’era proprio motivo: obiettivo non prenderne, mantenendo così il vantaggio della classifica. Obiettivo centrato con, appunto, qualche spavento in qua e in là. I primi quarantacinque minuti sono stati lunghi e complicati, contro un Pescara che sembrava stesse giocando il terzo tempo a Vicenza. Ritmo alto e testa bassa, con una differenza però sostanziale: non sono riusciti a segnare. E nella ripresa, poi, i biancoazzurri hanno dimostrato di essere umani, non dei coniglietti Duracell dotati di energie infinite. Era questo lo spauracchio principale della sfida: affrontare una formazione in una condizione fisica straripante, per un Bologna in debito di ossigeno da mesi, poteva essere come scalare l’Everest in ciabatte. Complicato, diciamo. È stato solamente in parte così, per fortuna.

Nella ripresa infatti i padroni di casa hanno progressivamente alzato il piede dall’acceleratore, e un insospettabile Bologna ne ha approfittato guadagnando campo e usufruendo di qualche contropiede, gestito non al meglio. Ok, male. Con un pizzico di concretezza in più ci saremmo trovati nella medesima situazione post Avellino-Bologna, ossia con tre risultati utili a disposizione, ma è verissimo che con qualche grado di alzo in meno quell’incornata di Melchiorri avrebbe portato all’esplosione dello stadio, perciò meglio non allargarsi.

Ora è partito il conto alla rovescia per martedì, la Partita. Il Bologna ha il destino nelle sue mani, ancora fresca la tortura contro l’Avellino: ripetere gli stessi errori sarebbe la ciliegina tafazziana su un campionato che di tafazziano ha già avuto troppo. Servirà una spietata lucidità, per affrontare un’avversaria che non ha alternative alla vittoria e che, quindi, dovrà giocoforza scoprirsi. Novanta minuti e poi più, dai Bologna.

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