Zuculini vuole tornare: l’artista coraggioso al lavoro senza sosta

Zuculini vuole tornare: l’artista coraggioso al lavoro senza sosta

di Marta Daveti

Coraggio e grinta sono due caratteristiche che un calciatore deve possedere. Non basta avere una tecnica sopraffina, se vuoi entrare nel cuore dei tifosi ed essere un trascinatore per il gruppo, devi avere coraggio e grinta. E sicuramente, Franco Zuculini, ne rappresenta un perfetto esempio.

“Franchito” nasce  a La Rioja, Argetina, il 5 settembre 1990 e dimostra, fin da piccolo, la sua sfrenata passione per il calcio. A soli dieci anni sostiene un provino per il Racing de Avellanda, club storico e blasonato di Buenos Aires, passandolo ed entrando a far parte delle giovanili. La distanza tra la città e casa sua è notevole ma Franco e la sua famiglia non si risparmiano e, pur di allenarsi, punta la sveglia alle 5 del mattino e raggiunge il campo accompagnato dal padre. Grazie alla sua determinazione e al suo talento diventa ben presto una promessa del calcio albiceleste. Zuculini gioca in Argentina fino al 2009 quando viene acquistato dai tedeschi dell’Hoffenheim per 4,6 milioni di euro. 

Dopo una stagione in Germania inizia una girandola di trasferimenti e prestiti che lo portano prima al Genoa, poi, dopo un breve ritorno al Racing, in Spagna al Real Saragozza. Spagna poi di nuovo Argentina, sponda Arsenal Sarandì. Ed è proprio dal club argentino che arriva in rossoblù, esattamente l’8 luglio 2014. 

Centrocampista centrale rapido, di temperamento, buona visione di gioco e tanta corsa. Con queste qualità Franco entra subito nel cuore del popolo rossoblù, facendosi notare per l’impegno e, appunto, per la grinta e per il coraggio.

Che sia coraggioso lo si può ben notare dalla sua specialità, la “Cabezona”, ovvero il tackle con la testa, giocata in cui Franco entra di testa tra i piedi dell’avversario.

Tanto cattivo e spericolato sul campo quanto bohemien e intellettuale fuori. Appassionato di arte, di pittura, di musica e di Bologna. Ama Dalì, sa disegnare, ascolta musica jazz, suona il sassofono e, insieme ad Osvaldo, passa il tempo libero componendo pezzi di tango e blues. Adora Bologna, perfetta per le sue passioni, città intrisa d’arte tutta da scoprire, ricca di chiese, palazzi e strade storiche.

Calciatore e ragazzo d’altri tempi, che in campo, come nella vita, mette tutto se stesso. E non è un caso che la notte del primo aprile, quando al Cabassi di Carpi si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro, tutto il popolo rossoblù abbia sofferto e si sia stretto intorno a lui. In campo la sua assenza si è sentita, venendo a mancare una parte consistente di energia e vitalità. 

I tempi di recupero stimati all’epoca parlavano di 6-8 mesi. Franco, come c’era da aspettarselo, punta a ridurre al minimo i tempi di recupero e, da quasi tre mesi, lavora ogni giorno senza sosta per tornare a giocare. Le vacanze possono aspettare, al mare ci su può andare anche solo il fine settimana, la priorità è lavorare bene per accorciare un’attesa diventata per lui insostenibile.

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