Voi siete Leggenda

Voi siete Leggenda

di Teresa D.

Nell’oscurità desolata di una New York apocalittica, le bestie hanno avuto la meglio sugli uomini e l’ultimo sopravvissuto fa da sentinella alla città in cerca di altri superstiti: Robert Neville è solo contro i vampiri che urlano affamati in cerca di qualsiasi forma di vita. Dalla Grande Mela, a Bologna, un Hombre Vertical potrebbe pronunciare le sue parole, magari sulla cima della Torre degli Asinelli, mirando l’orizzonte di bellezza inaudita che si spalanca dinanzi agli occhi dei turisti che ne raggiungono, affaticati, la cima. “Questo è il mio punto zero. Il mio posto è qui”. Perché anche un allenatore può sentirsi determinato ad andare avanti per un motivo che va al di là del carattere, della gloria personale o degli obiettivi da raggiungere sulla carta. Una motivazione che in questo momento, negli spogliatoi del BFC, sembra mancare. 

 

Anche Lopez è partito da un punto Zero del Bologna, ma a differenza di Neville non è mai stato davvero solo e Bologna non è un covo di tifosi avidi di sangue rossoblù. I suoi ragazzi non l’hanno mai abbandonato e continuano a difenderlo a dispetto del malcontento o delle presunte voci su un clima di ostilità fra vecchia e nuova direzione sportiva, fra la truppa arruolata da Fusco in tempi di magra, e la pesca ricca di Corvino, agevolata dal pieno appoggio e dai dollari canadesi. La nuova proprietà ha ribadito più volte di voler proseguire con Lopez fino alla fine del campionato e di certo nessuno può indovinare se sarebbe stato meglio o peggio un cambio di visione concomitante al calcio-mercato corviniano, con l’innesto di altri elementi nella rosa che – inevitabilmente – avrebbero creato piccole scosse di assestamento nel gruppo.

 

Il Bologna di Diego Lopez, nato dalle ceneri di una fase gestionale travagliata, con un Club sull’orlo del fallimento e un futuro conteso dai Paperon de’Paperoni di ogni porto e nazione, è un Bologna che sembra già parlare al passato remoto. Quasi un orfanello abbandonato e ritrovato negli stenti, raccolto con umiltà e coraggio da un gruppo consapevole di dover meritare il premio finale e portare in alto la reputazione della figlia dei Campioni che giocano in Paradiso. La copertina era sgualcita e i colori sbiaditi: ma il suo blasone riluceva ancora sotto le spoglie trascurate di una grande squadra memore di 7 scudetti. 

 

In 2.600 abbiamo potuto vederli a Sestola i suoi piccoli eroi, quando ancora le stelle e le strisce del vessillo Tacopiniano non incitavano motti di gloria dalle tribune scorticate e umide del Dall’Ara. Siamo andati a tifare per loro, per questi “bravi ragazzi” assemblati da Filippo Fusco durante gli ultimi refoli dell’era Guaraldiana, e i loro nomi ci hanno ispirato fiducia, ci hanno conquistato con la loro modestia nel manifestare orgoglio indossando la maglia rossoblù. Illuminata dal sole tiepido del lontano luglio 2014, la formazione di Diego Lopez schierava in campo Cacia, Laribi, Zuculini, Ceccarelli, Casarini, Oikonomou, Matuzalem… Nessuno avrebbe mai detto che di lì a pochi mesi quei giocatori “sconosciuti” alla piazza bolognese avrebbero conquistato le parti alte del campionato imprimendo nei cuori della tifoseria bolognese una fiducia affamata di ritorno in serie A.

 

Quando Joe Tacopina e Joey Saputo hanno firmato per acquistare il Club, quel Bologna ha avuto un ulteriore sussulto e si è lanciato con grande entusiasmo verso il traguardo, con la certezza di giocare non solo per la maglia e i blasoni, ma anche per una città che si stava risvegliando dal torpore e dalla rassegnazione covata in anni e anni di delusioni. Una città che non ha mai smesso di sostenerli e che desidera solo poter esultare di gioia, una partita dopo l’altra, in queste ultime sette gare che ci separano dalla promozione diretta. 

 

Oggi siamo arrabbiati, delusi, nauseati, vorremmo stracciare l’abbonamento per via di un gioco pietoso che non ci aspettavamo da un team con un simile pedigree, mortificati di certe figuracce davanti agli occhi di Saputo, Tacopina, Fenucci, Di Vaio e Corvino… Siamo talmente impegnati a farci travolgere dal terrore di avere il marchio della Retrocessione stampato sul petto per un’altra triste annata in B, da dimenticare che nel calcio, ancor prima dei risultati, contano proprio le motivazioni. I giocatori e il mister ne avrebbero a volontà: la serie A, la maglia, la leadership ricca e carismatica, gli stipendi sicuri e un progetto di grandi vedute davanti di cui potrebbero far parte.

Eppure non basta. Non basta perché in quella che è diventata la Terra di Nessuno, dove persino i secondi sono considerati alla stregua degli invisibili, è difficile sentire il richiamo della vittoria e afferrare a piene mani un sogno che diventa realtà.

 

Con anticipo sulle prossime partire, allora, vorrei dire sono una cosa: GRAZIE. Grazie a chi lavora ogni giorno sotto i riflettori e dietro le quinte per fare da sentinella all’unico risultato che ci tiene ancora a galla. Come se fosse già il 22 maggio, nell’arena bollente e sacra del Dall’Ara, da tifosa dico Grazie per averci riportato in questo stadio che un giorno sarà vissuto, dopo il restyling, dai miei figli, i quali magari assisteranno ad un match del BFc contro una squadra europea. Forse siamo accecati dalla paura di perdere tutto al punto da dimenticare quanto abbiamo costruito e stiamo costruendo grazie al rilancio progettuale del nuovo Club? Nasce prima la passione o il premio finale? Nasce la voglia di vincere e di sapere che il proprio nome scriverà la Storia con la S maiuscola, o la paura di essere di passaggio sotto le due Torri? Quante parole scriveranno, quante dita si sporcheranno di inchiostro per ritagliare le pagine dei quotidiani che fra qualche mese potranno titolare “Il Bologna torna in A” grazie a Diego Lopez, a Cacia, Sansone, Mancosu, Improta, Maietta, Oikonomou, Gastaldello, Zuculini, Bessa, Buchel, Casarini, Ceccarelli, Kristicic, Da Costa, Coppola… tutta la rosa, nessuno escluso.

 

La motivazione che ciascun giocatore dovrebbe trovare non è mai stata così vicina: Voi siete Leggenda. Una parola magica che accenderà l’immaginario dei vostri figli e dei vostri nipoti quando sapranno che grazie a voi, e solo grazie a voi, il BFC è tornato ad essere grande al punto da ispirare Federico Buffa per uno dei suoi servizi su Sky. Caro Mister, cari ragazzi, voi siate l’esempio e il modello a cui guarderà un’intera generazione: potreste tutti dalla vostra parte, c’è un progetto, ci sono i tifosi. Divertitevi e giocate per amore. Non c’è un countdown alla serie A: il Bologna è già il massimo e vi darà il massimo. #conquistiamolA senza paura!

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