Onorevole Giacomino, salute!

Onorevole Giacomino, salute!

Sono passati sei anni. Sembra ieri quando la cattedrale di San Pietro piena e colma di tifosi salutò per l’ultima volta Giacomo Bulgarelli, storico capitano del Bologna scomparso il 12 febbraio del 2009. Oggi lo ricordiamo, semplicemente, perché in questi sei anni di parole ne sono state spese tante ed è facile scadere nel banale. Lo ricordiamo come il giocatore con il record di presenze in rossoblù (488), il precursore del centrocampista moderno, quello chiamato a distruggere il gioco avversario ma anche a costruirlo, e Giacomino ci riusciva con la naturalezza concessa a pochi; forse solo ai grandi campioni. Lo ricordiamo come una bandiera, nel vero senso della parola, lui che avrebbe potuto giocare nelle big italiane ed europee ha deciso di sposare per tutta la sua carriera i colori della squadra della sua città. Già questo basterebbe a definire lo spessore della persona oltreché del calciatore. Dal 1959 al 1975 ha deliziato il palato fine dei tifosi bolognesi che rivedevano in lui la tradizione e la dedizione che i ragazzi cresciuti a Bologna sono in grado di trasmettere alla folla, l’esempio etico-morale del giocatore legato indissolubilmente al territorio dove è nato e alla squadra in cui ha militato. Con lui uno scudetto, una Mitropa, 2 coppe Italia e una coppa di Lega Italo-Inglese. 29 presenze in Nazionale e una partecipazione all’Olimpiade, quella di Roma, in cui arrivò quarto con l’Italia. Accompagnò il Bologna ai suoi fasti più alti non lasciandolo solo nemmeno quando la tecnica dei compagni e il livello della squadra venne meno. Chiuse nel ruolo di libero, anche in questo caso precursore dei tempi perché ora, i difensori, se non sanno impostare, finiscono in panchina. Nonostante i problemi al ginocchio non volle abbandonare il suo Bologna fino a che il fisico glielo consentì, a testimonianza della dedizione con cui Bulgarelli onorava il rossoblù. Decise di appendere le scarpette al chiodo a trentacinque anni ma non poteva di certo abbandonare il calcio. Prima dirigente poi commentatore televisivo, noi tutti lo ricordiamo arguta spalla tecnica sempre pronto a pronunciare un commento incisivo e mai banale unito alla simpatia che da sempre lo contraddistingueva. Non ho avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo, ho potuto solo vedere alcuni filmati e alcuni spezzoni di gara che però non possono rendere merito e far comprendere a tutto tondo il ruolo di Giacomino in un centrocampo calcistico. C’era di più oltre al solo trattamento del pallone. Lo ricordo invece benissimo nel videogioco Fifa ’98, tutte le ore passate davanti al pc mi fecero innamorare di quella voce dall’accento bolognese che tanta stima e simpatia suscitava tra gli ascoltatori. Ce lo ha portato via un tumore, una di quelle malattie che ti sfibrano col tempo, le definirei carogne perché a volte non ti danno nemmeno la possibilità di accorgerti che c’è qualcosa che non va. Ha lottato anche lì, non in mezzo al campo ma nella vita di tutti i giorni con dignità, come ha sempre fatto. Anche nei momenti più difficili un sorriso lo concedeva a chiunque, perché lui era fatto così. Lo ricordiamo con la celebre frase di Gino Villani ad inizio di ogni partita, il suo personale saluto a Bulgarelli: “Onorevole Giacomino, salute!”. Ammetto che mi sarebbe piaciuto poterlo intervistare, chiedergli un commento sul Bologna dei giorni nostri e sul calcio italiano sempre più in disgrazia. Sono sicuro che sarebbe riuscito ad esprimere la sua tagliente opinione con una battuta, una di quelle che ti fanno ridere e riflettere allo stesso tempo; il marchio di fabbrica delle persone intelligenti. Quello che forse Bulgarelli non sa, o forse sì, perché per noi è immortale, è che ogni tifoso bolognese, dal più grande al più piccolo, nasce rossoblù dentro grazie e soprattutto alle gesta che Giacomino ha messo in mostra sul campo e fuori nel corso degli anni. Dici Bologna e dici Bulgarelli, se hai il rossoblù nelle viscere diventa in automatico il tuo idolo anche se non lo hai visto giocare. Nasci e conosci Bulgarelli, perché anche dal pancione di tua mamma ne hai sentito parlare. Non è un’istituzione, è quasi una divinità. Ciao Giacomino, sarai sempre il nostro capitano.

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