In Paradiso per 37 minuti, poi l’inferno e la necessità di imparare dalle sconfitte

In Paradiso per 37 minuti, poi l’inferno e la necessità di imparare dalle sconfitte

di Marta Daveti

Lopez lo aveva detto nella conferenza stampa alla vigilia del derby: “Per vincere servono concentrazione e determinazione”. Alla luce di quanto successo in gara, non si può assolutamente dargli torto. 

Le premesse per far bene c’erano tutte ed erano anche numerose: un ambiente rivitalizzato dopo la vittoria contro il Livorno, l’allergia al goal che sembrava passata, una difesa in ottimo stato di forma, la dirigenza vicino alla squadra, la benedizione pasquale, tanti tifosi in trasferta al seguito dei rossoblù e la riproposizione del tanto voluto 3-5-2, l’aria che circondava il derby era insomma carica di buoni propositi e di tanta fiducia. Più che altro era fortissima la speranza di fare quel salto in avanti che avrebbe messo il Bologna in una posizione più tranquilla, che avrebbe fatto finalmente tirare un mezzo sospiro di sollievo e trascorrere le vacanze pasquali senza l’ansia da serie A . 

Perché sinceramente non se ne può più di questo clima di incertezza, una partita sei fortissimo mentre quella dopo non gira niente, una giornata hai 4 punti di vantaggio mentre quella dopo rischi di essere superato, tutti ti etichettano come la squadra più forte del campionato ma tu ancora perdi 3a 0… tutto questo confonde società, giocatori, allenatori e tifosi. Una settimana vivi in paradiso e quella dopo all’inferno. 

In un ambiente in cui raggiungere la massima serie non è un obiettivo ma un dovere, la continuità è fondamentale per raggiungere quella serenità mentale che ti porta a lavorare bene e a scendere in campo senza ansie e pressioni e che ti da quella fiducia e quella consapevolezza nei propri mezzi necessaria durante la partita. 

La gara di Carpi ha fotografato fedelmente questo Bologna borderline. Partito carico, determinato, pieno di entusiasmo e fiducia è riuscito fin dai primi minuti a controllare la gara, ad imporre il suo gioco, creando occasioni e facendo girare bene il pallone. 37 minuti felici, in cui si era ben sperato, in cui più di uno ha sicuramente creduto nell’impresa e ha pensato      “Dai che ce la facciamo, dai che è la volta buona”, perché si sa, si è quasi sempre pronti a dare fiducia a chi si ama, specialmente se il nostro amato ci dimostra concretamente le sue buone intenzioni.

Poi un lampo, o meglio, un tuono. Tiro cross di Letizia, sulla traiettoria sbuca dal nulla il lesto Pasciuti che col piatto trafigge un incredulo Da Costa. Il Cabassi esplode, il Bologna perde tutte le sue certezze. Alla prima distrazione viene colpito, il primo calo di concentrazione viene punito.

Da quel momento inizia un’altra partita. I rossoblù si disuniscono, subentra la paura, l’incertezza, le gambe si fermano, tornano i vecchi fantasmi e con loro arriva anche il 2° goal del Carpi.

Lopez getta nella mischia anche Mancosu, il quale fallisce – a due passi dalla porta – l’occasione che forse avrebbe riacceso la scintilla rossoblù. A mali estremi estremi rimedi. Dopo Mancosu dentro anche Improta, per un 4-2-4 che rappresenta bene la situazione del Bologna, in cui o tutto o niente, o vai al massimo o rimani fermo.

Partita da dimenticare quindi? Naturalmente no. Una delle miglior cure e dei più efficaci metodi per migliorare è imparare dai propri errori e non è mai troppo tardi per farlo, da tutti gli sbagli si può e si deve imparare qualcosa. Trarre insegnamenti dai propri errori senza però dimenticarsi del buono che si è fatto, e il Bologna per buona parte del primo tempo è riuscito ad imporre il proprio gioco alla prima in classifica. 

Saper valutare gli errori commessi e riconoscere quello che è stato fatto di buono è ciò che fa di una semplice situazione una lezione di vita e se, come giustamente si dice, la palestra della vita è lo sport, prendiamo la sconfitta come un occasione per crescere.

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