Di Vaio: “Saputo una favola, con umiltà il Bologna andrà in A”

Di Vaio: “Saputo una favola, con umiltà il Bologna andrà in A”

Si racconta nella sua nuova vita di Club Manager Marco Di Vaio, in una intervista al Corriere di Bologna l’ex capitano ripercorre le tappe che lo hanno portato al ritorno a Bologna per concludere il viaggio con una analisi sulla squadra attuale, che ha tutte le carte in regola per salire: “La mia esperienza da dirigente è fantastica – ammette Di Vaio – è stato facile cominciare dopo aver smesso di giocare, il progetto è talmente importante che mi ci sono buttato dentro a corpo morto”. Se Saputo è a Bologna un po’ di merito va anche a lui: “Forse ho contribuito al 30%, quando mi ha chiamato dicendo che avrebbe potuto prendere il Bologna con Tacopina ho vissuto un sogno con la speranza che potesse diventare realtà. Saputo che prende il Bfc è una favola da vivere. Decisivi sono stati quei 4 giorni che Joey ha passato a Bologna, ha ritrovato tutto quello che gli avevo detto”. Il passo da calciatore a dirigente è grande, niente allenamenti, niente partita e niente campo: “La parte più bella era il pranzo con i compagni e l’adrenalina che saliva nel viaggio in pullman verso lo stadio. Le prime volte, non avendole, mi è venuto mal di testa. Ora vado in panchina da dirigente e a tratti mi sembra di essere ancora un calciatore; in tribuna morirei”. Il rapporto con Lopez: “Schietto e sincero, ha il grande pregio di ascoltare tutti poi fa le sue scelte. Abbiamo una visione simile sui giocatori”. Un Di Vaio che sta imparando il mestiere di direttore sportivo sul campo e con insegnanti di prima classe: “Prima con Fusco, che avendo fatto il procuratore aveva un rapporto confidenziale con i giocatori, poi con Corvino che dall’alto del suo mestiere ha un rapporto un po’ più distaccato. Da lui sto imparando come si deve comunicare e mi coinvolge tanto”. Ora il sogno di tutti, la Serie A: “E’ una grande responsabilità che noi tutti sentiamo addosso. Sulla carta siamo forti ma poi c’è il campo. L’importante è interpretare la partita con unità e fame, con questi concetti in A ci andremo”.

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