Peterson ricorda il suo primo scudetto con la Virtus: “Impresa indimenticabile”

Peterson ricorda il suo primo scudetto con la Virtus: “Impresa indimenticabile”

Dan Peterson, a quarant’anni di distanza, rivive la grande stagione del 1975/1976 quando alla guida della Virtus vinse il suo primo storico scudetto.

A quarant’anni di distanza dal suo primo scudetto, Dan Peterson, intervistato da ‘Il Resto del Carlino’, ricorda l’impresa del 1976 con la sua Virtus Bologna quando riuscì a vincere il campionato sconfiggendo una Varese che sembrava imbattibile.

Peterson, alla soglia degli ottant’anni, ricorda così quel periodo: “Di quel 7 aprile ricordo il mio primo scudetto, la festa. Ma il titolo lo avevamo messo in cassaforte tre giorni prima, superando Varese. Una Varese che aveva appena vinto la coppa dei campioni e non perdeva in casa da sei anni. Ci riuscimmo con un po’ di fortuna, Varese aveva vinto la coppa, forse era stanca. Il calendario ci aveva dato una mano: dovevamo tirarci indietro?“.

Coach Peterson ricorda anche quel quintetto trionfale: “Bertolotti: il miglior realizzatore italiano, 26 punti di media. Caglieris, play sottovalutato che divenne regista della nazionale. Poi Driscoll, perfetto uomo squadra. La solidità di Serafini, il tiro di Antonelli. Valenti e Bonamico erano importanti, come gli altri. La chiave fu Driscoll che conferì esperienza e cattiveria agonistica a un gruppo che conoscevo bene. Con quelle armi espugniamo la Varese di Gamba, Meneghin e Morse, prima di vincere in casa il 7 aprile contro Snaidero. E dire che l’annata comincia male: una vittoria, cinque sconfitte.”

Peterson racconta così i momenti salienti di quella stagione: “Dopo aver vinto a Roma contro una squadra allenata da Valerio Bianchini torniamo a Bologna dove ci aspetta la Brill Cagliari. All’intervallo siamo sotto 35-48. Raggiungiamo gli spogliatoi tra i fischi del pubblico. Prima azione della ripresa, canestro facile di Sutter, 35-50. Può essere l’inizio della fine, e invece vedo che Driscoll e Serafini, non i più rapidi e atletici, cominciano a piegarsi sulle ginocchia, a correre in contropiede. Vinciamo in rimonta con un canestro che provavamo in allenamento: tap-in volo di Bonamico, capisco che l’aria è cambiata. Poi ci sono altri segnali come la vittoria a Roma con il quintetto titolare fuori, dove vinco con gli altri cinque in campo e il canestro da nove metri di Massimo Sacco. Infine c’è il derby contro la Fortitudo. Loro sono avanti 24-11, chiamo timeout e Mario Martini, grande amico di Antonelli si avventa contro il compagno, lo insulta e lo accusa di dormire in campo, tutte cose che avrei dovuto dire io. Così torniamo in campo e Antonelli fa 9/9 al tiro: vinciamo il derby al supplementare.”

Infine Dan Peterson ricorda le ultime due imprese che regalarono lo storico scudetto alla Virtus: “Anzichè dormire la notte prima della gara a Varese, alimentando il nervosismo dei ragazzi, partiamo la domenica mattina in pullman, d’accordo con Porelli. Battiamo Varese, tre giorni dopo facciamo lo stesso con Udine. Che bella festa”.

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