La Virtus non è ancora squadra, a Brindisi la conferma

La Virtus non è ancora squadra, a Brindisi la conferma

di Tommaso Rocca

L’iniziale vittoria all’esordio contro la Umana Venezia aveva dato grande entusiasmo in casa Virtus che all’Unipol Arena era riuscita subito a regalare una gioia non proprio aspettata davanti ai propri tifosi. Ieri la squadra di coach Giorgio Valli è tornata subito sulla terra con una prestazione che se per tre quarti aveva lasciato qualche buona impressione si è sciolta nell’ultimo periodo come neve al sole. Certo, l’assenza per infortunio del leader designato Allan Ray, che comunque ha voluto viaggiare con la squadra ed accomodarsi accanto ai compagni pur se impossibilitato a giocare, è un macigno da non sottovalutare nell’analisi di una gara a tratti strana che ha rivelato come le V nere non siano ancora in grado di fare a meno del proprio capitano quando la gara si accende. Ieri a Brindisi i ragazzi di coach Valli sono anche partiti con il piede giusto, affidandosi al solito ad un Pittman che sotto canestro si è dimostrato ancora in grado di fare il bello ed il cattivo tempo, ma che con l’andare della gara ha mostrato alcune lacune nervose e tecniche dal punto di vista difensivo del centrone americano. Baby Fontecchio ha pur sempre 20 anni e per quanto non abbia paura di prendersi le responsabilità ha fatto capire che non può essere sempre il salvatore della patria, specialmente se poco assistito dai compagni. Al Pala Pentassuglia hanno provato allora a salire in cattedra Rod Odom, a tratti il migliore dei bianconeri, e Penny Williams, i quali hanno messo la loro energia a disposizione della squadra ma sono progressivamente scomparsi quando Brindisi ha provato l’allungo finale e la Virtus non ha saputo rispondere segnando appena 20 punti in tutto il secondo tempo. Gaddy è parso quel giocatore che sa fare le cose ma all’ultimo momento non prende mai la decisione giusta per la squadra e le sue tre palle perse nel solo ultimo quarto ne sono una triste conferma. Poche colpe si possono attribuire a Gino Cuccarolo e Michele Vitali anche se entrambi danno la sensazione di essere dei giocatori ancora “da fare”, giocatori ai quali in caso la barca stia affondando difficilmente ti puoi aggrappare per salvarti o uscire dai guai. Se la Virtus ieri fosse stata una vera squadra avrebbe scavato un solco decisamente più importante nel primo tempo, quando una Brindisi irriconoscibile – vista quella del finale di partita – ha perso ben 10 palloni e concluso con il 30% dal campo il secondo quarto. Invece i bianconeri sono mancati del killer istinct necessario per colpire l’avversario e mandarlo al tappeto nel momento giusto permettendo ai pugliesi di restare vivi ed esplodere i loro colpi definitivi nel terzo e nell’ultimo quarto esaltati dal pubblico di casa. Ecco, fuori dalle mura amiche nel campionato italiano abbiamo imparato che le gare, se in bilico, possono essere cambiate anche dal calore ed il tifo del pubblico e su questo i tifosi delle V nere (peraltro presenti a Brindisi in una trentina di unità ieri) hanno un arma a loro disposizione da giocarsi. Il -27 finale di ieri non è dunque del tutto veritiero e nemmeno tutto da buttare perché la squadra per due quarti e mezzo ha fatto vedere di poter essere al livello se non superiore alla Enel Brindisi ma alcune gestioni del pallone nei momenti definiti topici hanno lasciato davvero a desiderare. Il guidizio sulla Virtus di ieri non può comunque non tener conto dell’assenza del leader della squadra, Allan Ray, che avrebbe decisamente fatto comodo quando la gara iniziava a farsi tesa ed i palloni cominciavano a pesare. Nella scorsa stagione un sanguigno come coach Giorgio Valli ha fatto vedere di saper toccare i tasti giusti per risvegliare la squadra anche dopo sconfitte del genere. Domenica prossima all’Unipol Arena arriva Capo d’Orlando, un test importante se si vuole continuare a puntare in alto.

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