Italia: il cuore non basta

Italia: il cuore non basta

di Tommaso Rocca

La Croazia batte l’Italia per 84 a 78 nell’overtime e vola a Rio: fine del sogno Olimpico per gli azzurri di Messina. Una sconfitta così fa male, anche più di altre volte. Perché questa volta il traguardo era lì ad un passo, perché questa volta eravamo davanti al nostro pubblico, perché tornano alla mente le occasioni perse e ancora una volta è un supplementare (dopo quello perso con la Lituania agli europei francesi dello scorso anno) a farci annotare un altro fallimento per il basket italiano. La Nazionale più talentuosa della palla a spicchi azzurra non è bastata per sopraffare una Croazia battuta solo qualche giorno fa e scesa sul parquet della finalissima a Torino con un diverso piglio, vincendo meritatamente e guadagnandosi il pass per le Olimpiadi di Rio.

La serata parte male, palle perse banali e troppa pressione per gli azzurri che si risvegliano solo in seguito alla sospensione della cronometro per qualche minuto a causa di una momentanea avaria del tabellone: l’inconveniente si rivelerà presto un sinistro presagio del saturday night italiano. Messina sceglie dall’inizio Gentile al posto di un Datome col fiatone, mentre i croati si affidano ai soliti Bogdanovic e Saric, non a caso giocatori che vedremo in NBA la prossima stagione. La gara non è bella, anche gli avversari sentono la tensione dettata dall’importanza della sfida, ma sono comunque i primi a sciogliersi tentando la prima fuga (22-12), ripresa a breve da un ottimo Hackett e dalla difesa di Cusin, che ci mandano sotto di soli 5 punti nell’intervallo lungo. Come da copione, la squadra di coach Messina esce dagli spogliatoi con rinnovata cattiveria e spirito offensivo: Gallinari e Melli in versione Re Mida, a rimbalzo d’attacco firmano un break importante che ci consente di andare sopra, risultato raggiunto grazie anche al prezioso apporto di un Gigi Datome in ritrovata forma fisica, che chiude il terzo quarto con una tripla, di tutta risposta ad un implacabile Simon.

L’ultima frazione è una battaglia senza esclusione di colpi: i falli di cui i nostri si sono caricati, alla lunga peseranno troppo sul groppone degli azzurri, sopratutto per quanto riguarda Hackett e Gallinari. Belinelli prova a prendere per mano la squadra e inizia a trovare canestri importanti (alla fine saranno 18 i punti a referto per lui ma con 4/15 dal campo), ma quando arriva il momento di attaccare, gli azzurri diventano prevedibili: palla a “Beli” e vediamo cosa inventa.  A cinque secondi dall’ultima sirena la guardia di San Giovanni in Persiceto (neo acquisto della Charlotte Hornets) sbaglia il tiro del pareggio, errore compensato da Nicolò Melli, probabilmente il migliore tra gli azzurri, che trova il tap-in che vale il 70 pari e manda tutti ai supplementari.

All’overtime l’Italia arriva con il fiato corto, a poco serve esserci arrivati di rincorsa e aver negato alla Croazia di esultare dopo i primi 40 minuti regolamentari. I nostri avversari continuano a giocare con Saric (18 punti finali) e Bogdanovic (26 a referto) che appaiono glaciali e guidano l’allungo; noi perdiamo per falli i nostri migliori giocatori (prima Gallo e Datome, poi anche Belinelli e Melli) e alziamo bandiera bianca sul 84-78 con la palla persa nel finale da Gentile. La (non) azione di Gentile si trasforma nel manifesto-simbolo di una serata in cui tutto è andato storto, a dispetto delle previsioni e della voglia degli azzurri di volare a Rio. Un epilogo così fa male più di altre volte. Rialzarsi sarà difficile per tutti.

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